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Piatto doccia in resina: com'è fatto, misure, pro e contro, installazione a filo pavimento o in appoggio e come pulirlo senza rovinarlo.
Il piatto doccia in resina è un piatto stampato in materiale composito. Secondo le schede tecniche dei produttori, l'impasto è fatto di carica minerale — polvere di marmo, carbonato di calcio, quarzo — legata da resina poliestere, e la superficie è chiusa da uno strato di gelcoat. Rispetto alla ceramica pesa meno, si taglia su misura in cantiere e sta su spessori di 2,5-3 cm. È il motivo per cui ha quasi sostituito il piatto tradizionale nelle ristrutturazioni.
Se stai ristrutturando il tuo bagno, sicuramente avrai tantissimi dubbi che ti attanagliano. Tra tutti c'è la scelta di un piatto doccia di ottima qualità, che duri nel tempo e dal design particolare. Se sei stanco dei soliti prodotti in ceramica, in questa guida vediamo tre cose:
Un piatto doccia in resina non è fatto di sola resina. Le schede tecniche dei produttori descrivono un impasto in cui la parte prevalente è una carica minerale: polvere di marmo, carbonato di calcio, quarzo. A legarla è la resina poliestere. Le proporzioni dichiarate si aggirano sul 70% di minerale e sul 30% di resina. È il motivo per cui il materiale viene chiamato anche marmoresina o mineralmarmo.
La superficie visibile è un altro strato ancora. Si chiama gelcoat ed è una pellicola di resina poliestere che chiude il piatto, lo rende impermeabile e gli dà colore e finitura, quasi sempre effetto pietra. Lo spessore del gelcoat separa un piatto economico da uno buono: secondo i produttori va da pochi decimi di millimetro fino a circa 3,5 mm. Più è generoso, più il piatto regge urti e usura senza scoprire l'anima chiara sottostante.
Il piatto è colorato in massa su tutti i 3 cm di spessore, non smaltato, ed è antisdrucciolo, antibatterico e resistente a urti e macchie. A differenza dei classici piatti doccia in ceramica, questi piatti si lavorano al millesimo. In molti casi, con un disco diamantato, si tagliano direttamente in cantiere: un muro fuori squadra si risolve così, senza cambiare il progetto.
La norma di riferimento è la UNI EN 14527, aggiornata nel 2019. Secondo l'ente italiano di normazione UNI, definisce requisiti, metodi di prova e valutazione di conformità dei piatti doccia per uso domestico, hotel, studentati e ospedali. Un piatto con marcatura CE dichiara di rispettarla su quattro punti: pulibilità, aspetto della superficie, evacuazione dell'acqua e stabilità al calpestio.
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La prima cosa da fare è valutare le misure disponibili. Conta quanto spazio c'è per il piatto, ma anche quanto ne resta libero di fronte e ai lati, e dove posizionarlo rispetto al resto del bagno.
Oltre all'ingombro a terra, va considerata anche la proiezione in verticale del box doccia. Presta quindi attenzione se decidi di metterlo di fianco a una finestra o alla porta. Un'anta battente che sbatte contro il davanzale si scopre a montaggio finito, quando rimediare costa.
Ci sono poi tre parametri che decidono la scelta, e nessuno dei tre si vede in fotografia:
Le misure di serie coprono quasi tutte le nicchie e si esprimono in centimetri, larghezza per profondità. Le più diffuse in commercio sono queste:
| Misura | Dove si usa di solito |
|---|---|
| 70x100 | Nicchie strette, bagni di servizio. |
| 70x120 | Sostituzione di una vasca corta. |
| 80x80 | Doccia quadrata d'angolo, la più comune. |
| 80x100 | Compromesso fra comfort e ingombro. |
| 80x120 | Doccia rettangolare da bagno principale. |
| 80x140 | Sostituzione di una vasca standard da 140-150 cm. |
La forma è l'altra variabile. Quadrata, rettangolare e semicircolare coprono il grosso del mercato. Per esempio, se la nicchia è fuori squadra o serve una misura che non esiste a catalogo, il piatto in resina si taglia in cantiere: con la ceramica non è possibile. Il taglio va fatto sul lato che il produttore indica come tagliabile, perché lo scarico e i rinforzi interni non si spostano.
La resina conviene quando la doccia va incastrata in uno spazio irregolare o quando si vuole un piatto sottile, a filo pavimento. La ceramica conviene quando si cerca la superficie più dura e più indifferente ai prodotti aggressivi.
La differenza pratica sta in tre punti:
Sulla durata non c'è un vincitore assoluto. Contano molto più lo spessore del gelcoat e la manutenzione che il materiale in sé.
I vantaggi che spingono la maggior parte delle scelte sono quattro:
Gli svantaggi vanno messi in conto prima di ordinare, non dopo:
Le riparazioni sono possibili. Per scheggiature e rigature superficiali esistono kit a base di resina e gelcoat, ed è la ragione per cui una scheggiatura non implica per forza la sostituzione del piatto.
Il montaggio di un piatto doccia in resina è semplice ed esistono tre possibilità di installazione:
Il montaggio in appoggio è un'operazione semplice. Basta una colla poliuretanica stesa su tutta la superficie del piatto, come la Keralastic T, oppure stesa a serpentina, come il Mapeflex PU45.
La posa a filo pavimento è l'unica delle tre con vincoli veri, e conviene conoscerli prima di innamorarsi dell'effetto. Il massetto deve contenere sia lo spessore del piatto sia lo scarico. Con un sifone tradizionale servono 80-100 mm fra il piano di posa e l'allaccio, e le soluzioni prefabbricate arrivano a chiedere circa 13 cm complessivi. Serve inoltre una pendenza dell'ordine dell'1% verso lo scarico e un'impermeabilizzazione continua sotto e intorno al piatto, perché lì un ristagno non ha un bordo che lo trattenga. In un bagno esistente sono questi due numeri a dire se la posa a filo si può fare.
Se stai rifacendo anche le pareti della doccia, il pannello doccia evita di rifare il rivestimento piastrella per piastrella.
Un piatto doccia in resina si pulisce con acqua tiepida, detergente neutro e un panno in microfibra. Va bene anche una spugna, purché morbida e senza la parte verde abrasiva. Dopo l'uso conviene asciugare la superficie: è il gesto che evita gli aloni di calcare, non il detergente.
Secondo i produttori, i nemici del gelcoat sono cinque:
Sono gli stessi ingredienti di molti anticalcare da bagno pensati per la ceramica. L'etichetta va quindi letta anche quando il prodotto sembra innocuo.
Contro l'ingiallimento e il calcare sedimentato, i produttori indicano una pasta di bicarbonato: circa due parti di bicarbonato e una di acqua, passata con un panno morbido e movimenti circolari, poi risciacquata bene. Sull'acqua molto dura serve anche un anticalcare, ma specifico per resina e a intervalli lunghi, non a ogni pulizia.

Se stai cercando piatti doccia in resina di ottima qualità e destinati a durare nel tempo ti consigliamo senza dubbio maisonplus.com. È un negozio online con un vasto assortimento di arredo bagno, tra cui piatti in resina di diverse dimensioni e forme: quadrati, rettangolari e semicircolari. Il sito permette anche di interagire con gli operatori, che rispondono in tempi brevi e indirizzano nella scelta più adatta.
L'altra strada è la grande distribuzione, utile soprattutto per confrontare misure e finiture prima di decidere. I piatti doccia di Leroy Merlin e il catalogo bagno di ManoMano coprono le misure standard e si filtrano per dimensione e materiale. Prima di ordinare controlla sempre due dati sulla scheda: la posizione dello scarico e se il piatto è dichiarato tagliabile.
Un piatto doccia in resina si può tagliare, ed è la sua caratteristica più utile. Il taglio si esegue in cantiere con un disco diamantato, sul lato che il produttore indica come tagliabile nelle istruzioni. Non si taglia dal lato dello scarico né dove passano i rinforzi interni. Un taglio fuori specifica fa decadere la garanzia.
La durata di un piatto doccia in resina è decisa dallo spessore del gelcoat e dalla manutenzione, non dall'età del piatto. Secondo i produttori, nei prodotti di fascia alta lo strato di gelcoat arriva intorno ai 3,5 mm e regge per anni urti e usura. La durabilità è anche uno dei requisiti su cui la norma UNI EN 14527 chiede la conformità. Con detergenti neutri la superficie resta come nuova a lungo. Con anticalcare aggressivi, per esempio quelli a base di acido cloridrico, si opacizza in pochi mesi.
Un piatto doccia in resina ingiallito si recupera nella maggior parte dei casi, quando l'alterazione riguarda il gelcoat e non lo strato minerale sottostante. Secondo i produttori il primo tentativo è una pasta di bicarbonato e acqua, passata con un panno morbido in microfibra. Se il gelcoat è graffiato o scheggiato esistono kit di riparazione a base di resina: ripristinano la superficie senza sostituire il piatto, come si fa con un piano in marmoresina.
Lo spessore di un piatto doccia in resina va da 2,5 a 4 cm, e la scelta dipende da come viene installato. Un piatto da 2,5-3 cm lascia un gradino minimo ed è quello che si usa a filo pavimento, dove secondo i produttori servono 80-100 mm sotto il piano di posa per il sifone. Uno più alto è più semplice da posare in appoggio, perché lascia più spazio alla piletta. La scelta si fa con l'idraulico: è lo scarico a fissare l'altezza minima disponibile.
In un bagno domestico l'antiscivolo è consigliato, e nei piatti in resina è quasi sempre incluso nella finitura effetto pietra. Il riferimento tecnico è la norma DIN 51097, che classifica le superfici calpestate a piedi nudi in classi A, B e C secondo l'aderenza crescente. Per una doccia di casa il livello a cui guardare è la classe B. Le classi superiori riguardano piscine e strutture ricettive.
Se invece il piatto doccia e una voce di un lavoro piu grande, il conto completo e nella guida su quanto costa ristrutturare un bagno: sostituire la vasca con la doccia costa 500-2.000 euro contro i 4.000 e passa di un rifacimento totale, e nel 2026 la detrazione sulla prima casa e ancora al 50%.
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