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I controlli per capire se un profumo è originale: cellophane, codice a barre, lotto, flacone e odore. E perché un falso profuma bene solo all'inizio.
Prima dei controlli serve una distinzione che quasi nessuno fa, e che cambia la risposta: un profumo falso e un profumo equivalente non sono la stessa cosa.
L'equivalente è un prodotto legale. Riproduce la struttura olfattiva di una fragranza famosa, la vende con il proprio nome e non usa il marchio altrui: si compra sapendo cosa si compra. Il falso invece è una contraffazione: si presenta come la fragranza originale, ne copia il marchio e la confezione, e sta violando la legge.
I controlli qui sotto servono contro il secondo, non contro il primo.
Il cellophane è il controllo più citato e il più debole di tutti. Il film trasparente che avvolge la confezione si applica con una macchina che costa poche centinaia di euro, e i falsi lo montano da anni. Lo stesso vale per la scatola: cartoncino, stampa e finiture sono l'aspetto più facile da replicare, perché è quello che il compratore guarda.
Dove la contraffazione sbaglia più spesso non è la stampa ma la rifinitura: bordi incollati male, angoli che non chiudono, un cartoncino più morbido del previsto. Sono differenze che si notano avendo in mano l'originale, quindi valgono nel confronto fra due scatole e non nell'esame di una sola.
Secondo il regolamento cosmetico europeo la confezione deve riportare in modo leggibile il contenuto in ml, la lista degli ingredienti e il responsabile dell'immissione sul mercato. Ad esempio, su una confezione da 50 ml di una casa come Chanel, Dior o Yves Saint Laurent quei tre dati sono sempre presenti e coerenti fra scatola ed etichetta: la loro assenza o la loro incoerenza pesa molto più del cellophane.
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Il numero di lotto è il codice che rende confrontabili scatola e flacone. Sulla confezione e sul fondo del vetro si trovano in genere un codice a barre, un numero di lotto e le indicazioni obbligatorie del produttore. Il controllo che vale non è che ci siano: è che il numero di lotto stampato sulla scatola sia lo stesso che compare sul flacone.
È il punto in cui la contraffazione inciampa più spesso, perché richiede di far corrispondere due stampe fatte su materiali diversi, e chi produce in serie tende a saltare il passaggio.
Attenzione a un mito diffuso: le prime cifre del codice a barre non dicono dove è stato prodotto il profumo. Indicano il paese in cui l'azienda ha registrato il prefisso GS1, che è un'altra cosa. Un originale può avere un prefisso di un paese e essere prodotto altrove del tutto legittimamente.
Il flacone è la parte più costosa da replicare, e per questo i controlli su vetro, tappo ed erogatore sono più affidabili di quelli sulla confezione.
Secondo le indicazioni delle case produttrici il contenuto dichiarato in ml deve corrispondere al riempimento, e le tolleranze di produzione sono minime. Ad esempio, due flaconi da 100 ml della stessa referenza acquistati in momenti diversi mostrano lo stesso livello: una differenza visibile a occhio nudo non è una variazione di lotto.
Nessuno di questi elementi è decisivo. Presi insieme e su un prodotto di fascia alta, però, sono difficili da sbagliare tutti.
Il colore del liquido è stabile finché la fragranza resta al riparo dalla luce, e secondo i produttori l'esposizione prolungata è la prima causa dell'alterazione. Un liquido più scuro del previsto può indicare una contraffazione, ma anche un flacone originale lasciato mesi su una mensola esposta: da solo non separa le due ipotesi.
Sull'odore vale la regola più affidabile di tutte, e non riguarda la prima impressione: la contraffazione fallisce sulla durata, non sull'apertura. Le note di testa si copiano con relativa facilità, perché sono le molecole più volatili e meno costose. Quello che un falso non riproduce è l'evoluzione nelle ore successive, quando dovrebbero emergere le note di fondo. Un profumo che dopo un'ora non c'è più, o che vira su qualcosa di completamente diverso, sta dicendo quello che nessuna scatola dirà mai.
Il venditore è la verifica che chiude la questione, perché come per qualunque prodotto di marca la prova non sta sull'oggetto ma su chi lo ha messo in commercio.
Una profumeria autorizzata, fisica o online, ha un rapporto di fornitura con la casa madre e rilascia un documento d'acquisto. Se il prodotto risulta non conforme l'interlocutore esiste ed è raggiungibile; su un venditore anonimo di un marketplace o su un profilo social quell'interlocutore non c'è.
Secondo il regolamento cosmetico europeo ogni confezione deve riportare il responsabile dell'immissione sul mercato, ed è un soggetto identificabile con nome e indirizzo. Ad esempio, su una fragranza distribuita da Chanel, Dior o Armani quel nome è stampato sulla scatola e sull'etichetta del flacone, e su una contraffazione o manca o rimanda a una società che non esiste. Innanzitutto si cerca quel dato, poi si guarda il prezzo.
E il prezzo resta il segnale più leggibile: uno sconto del 30 o 40 per cento su una fragranza è normale in un outlet o su una referenza fuori collezione. Un profumo di marca a un decimo del listino non è scontato: è un altro prodotto.
Le profumerie online autorizzate sono il canale che elimina il problema alla radice, perché emettono un documento d'acquisto e rispondono della conformità. Fra quelle italiane ci sono Douglas, Bontempo Profumi e SEIGLAM.
Se invece l'equivalente ti interessa davvero — ed è una scelta legittima, non un ripiego — abbiamo spiegato come funziona il settore in profumi equivalenti: cosa sono e dove acquistarli. E il quadro dei negozi sta in migliori siti per acquistare profumi online.
Le prime cifre del codice a barre non indicano il luogo di produzione. Indicano il paese in cui l'azienda ha registrato il proprio prefisso presso GS1, l'organizzazione che assegna i codici. Un'azienda registrata in un paese può produrre in un altro senza violare niente, quindi quel numero non dice nulla sull'autenticità.
Un profumo comprato in un duty free autorizzato non è a rischio. Secondo le regole di quei punti vendita si tratta di canali ufficiali, e la differenza di prezzo dipende dalla fiscalità e non dal prodotto. Il rischio si sposta sui rivenditori non ufficiali dentro e fuori gli scali. Ad esempio, un banco temporaneo che vende Chanel o Dior con sconti del 70 per cento non risponde a nessuno: la garanzia la dà il negozio, non l'aeroporto in cui si trova.
I profumi equivalenti sono legali finche' non usano il marchio della fragranza che si ispirano a riprodurre e si presentano con il proprio nome. Diventano illegali nel momento in cui copiano marchio, logo o confezione: a quel punto non sono più equivalenti, sono contraffazioni.
Un falso profuma bene all'inizio perche' le note di testa sono le molecole piu' volatili e più economiche da riprodurre, e sono quelle che si sentono nei primi minuti. La differenza emerge dopo, sulle note di cuore e di fondo, dove servono materie prime che costano e che una contraffazione non mette.
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