da Bici
a partire da
80€
Software email marketing: i fattori da valutare, Mailchimp, Brevo, MDirector e ActiveCampaign a confronto, i piani gratis e le regole della campagna.
Un software email marketing serve a una cosa sola: mandare email a una lista di persone che hanno chiesto di riceverle, e capire cosa succede dopo. Chi lo cerca di solito ha già una newsletter che parte da Gmail, o un negozio online con qualche centinaio di clienti, e si accorge che gli invii a mano non reggono. La scelta però si complica in fretta, perché le piattaforme si somigliano tutte nella pagina iniziale e si distinguono nei limiti: contatti, invii al mese, automazioni, assistenza in italiano.
Questa guida mette insieme due cose che prima stavano su pagine diverse: come scegliere lo strumento, con i fattori che pesano davvero e un confronto fra le piattaforme più usate, e come impostare la campagna una volta scelto, dalla lista all'orario di invio. Se invece ti serve solo un servizio gratuito per una newsletter piccola, la pagina giusta è quella sui migliori servizi gratuiti per inviare newsletter, dove i limiti dei piani gratis sono letti uno per uno.
L'email marketing è una forma di marketing diretto detto DEM (direct email marketing), che integra le strategie e le tattiche per creare e distribuire comunicazioni via email. Il suo obiettivo è quello di completare e accrescere le relazioni tra brand e clienti, o inviare messaggi di natura promozionale e non. Tutto questo viene realizzato grazie ad uno strumento di email marketing professionale.
Il punto che sfugge a chi comincia è che il software non è l'email marketing: è il mezzo. Come fare email marketing si riduce a quattro passaggi, e la piattaforma serve a renderli ripetibili.
Inviare da un client di posta normale salta tutti e quattro i passaggi: niente consenso tracciato, niente segmenti, niente statistiche, e con qualche decina di destinatari in copia nascosta il messaggio finisce nello spam. È il motivo per cui si passa a un programma dedicato.
Per scegliere il programma di email marketing giusto bisogna guardare oltre la pagina dei piani. Questi sono i fattori che fanno la differenza dopo i primi tre mesi, quando l'entusiasmo è passato e la lista è cresciuta.
È un elemento importante ma non il primo. Quasi tutte le piattaforme di email marketing fanno pagare in base al numero di contatti o al numero di invii mensili, e i due modelli convengono a persone diverse: chi ha una lista grande e scrive poco paga meno a invio, chi ha una lista piccola e scrive spesso paga meno a contatto. Prima di confrontare le cifre, conta quanti contatti hai e quante email al mese vuoi mandare davvero.
Pesa più di quanto sembri all'inizio. Un invio che non parte il giorno di un lancio, un dominio da autenticare, una lista importata male: sono problemi che si risolvono in dieci minuti con una chat e in due giorni con un ticket in inglese. Le piattaforme italiane (MDirector e MailUp, per esempio) hanno l'assistenza in italiano; sulle americane dipende dal piano.
Molte piattaforme permettono di partire da un pacchetto base e fare l'upgrade in qualsiasi momento, il che tiene bassi i costi quando i contatti sono ancora pochi. Quasi tutte offrono un periodo di prova gratuito o un piano gratuito permanente con dei limiti: usalo per fare un invio vero alla tua lista, non una demo a te stesso. Si capisce in una settimana se l'editor ti sta stretto.
Il tool di email marketing deve dirti, per ogni invio, tasso di apertura, click, rimbalzi e disiscrizioni, e deve farlo anche per segmento. Le aperture da sole oggi valgono poco, perché alcuni client di posta le gonfiano precaricando le immagini: i click e le conversioni sul sito sono il numero da seguire. Controlla che la piattaforma si colleghi a Google Analytics o che almeno aggiunga i parametri UTM ai link.
Uno dei fattori chiave è la capacità dello strumento di parlare con le piattaforme che hai già in casa:
Un buon software non si limita a inviare messaggi uguali per tutti. Le funzioni da cercare sono le email automatiche (benvenuto, carrello abbandonato, follow-up dopo l'acquisto), la segmentazione dinamica per interessi e comportamento, e l'A/B test sull'oggetto. Più l'automazione è solida, più il lavoro si sposta dal mandare email al disegnare percorsi una volta sola.
Se l'attività cresce, lo strumento deve crescere con lei senza costringerti a migrare. Guarda i limiti di invio mensili, la possibilità di cambiare piano senza perdere automazioni e storico, e i costi aggiuntivi che alcune piattaforme applicano alle liste molto grandi. Una migrazione fatta dopo due anni costa più della differenza di canone.
L'email marketing in Europa deve rispettare il GDPR, e negli Stati Uniti il CAN-SPAM Act. La piattaforma deve offrire la registrazione esplicita dell'opt-in con data e origine, un link di disiscrizione chiaro in ogni email e dati conservati in modo sicuro. Dove stanno i server conta: alcune piattaforme europee lo dichiarano come punto di forza. Non rispettare queste regole espone a sanzioni e brucia la reputazione del dominio, che è la cosa più lenta da ricostruire.
Ecco una panoramica dei software di email marketing più usati in Italia, con il punto di forza di ciascuno e il tipo di attività a cui conviene. I listini cambiano spesso e vanno letti sul sito ufficiale al momento della scelta.
| Piattaforma | Punto di forza | Adatta a | Piano gratuito |
|---|---|---|---|
| Mailchimp | Il più conosciuto, editor semplice, tante integrazioni | Chi comincia e vuole trovare tutorial ovunque | Sì, con limiti su contatti e invii |
| Brevo (ex Sendinblue) | Paga per invio, SMS inclusi, CRM compreso | Liste grandi che scrivono poco | Sì, con limite giornaliero di invii |
| MDirector | Assistenza in italiano, email e SMS, landing page | PMI italiane che vogliono parlare con qualcuno | Sì, il piano MD Free |
| GetResponse | Webinar e landing page oltre alle email | Chi vende corsi e formazione | Sì, con funzioni ridotte |
| ActiveCampaign | Automazioni profonde e CRM integrato | Chi ha percorsi di vendita a più passaggi | No, solo prova gratuita |
| HubSpot | Email dentro un CRM completo, approccio inbound | Aziende con un team marketing e vendite | Strumenti base gratuiti, il resto a pagamento |
| MailUp | Italiana, invii massivi, email e SMS | Volumi alti e assistenza in italiano | No, solo prova gratuita |
Ogni piattaforma ha i suoi punti di forza e la scelta dipende da cosa devi fare. Due regole pratiche: se la tua lista è sotto i mille contatti, parti da un piano gratuito e cambia solo quando lo sbatti contro un limite; se vendi online, scegli la piattaforma che si integra nativamente con il tuo e-commerce, perché il carrello abbandonato da solo ripaga il canone.
Cercare email marketing gratis ha senso, ma bisogna sapere cosa si compra con zero euro. I piani gratuiti funzionano in due modi: un tetto di contatti in lista, oppure un tetto di email al mese (a volte al giorno), e quasi sempre il marchio della piattaforma in fondo a ogni email. MDirector, per esempio, dichiara nel piano gratuito 5.000 invii al mese fino a 5.000 contatti; Brevo attiva un piano gratuito a ogni nuovo account; Mailchimp ha un piano gratuito con un limite di contatti che negli anni si è stretto.
Per una newsletter personale o un'associazione il gratuito basta per anni. Per un negozio no, e il motivo non è il limite di invii ma le automazioni: carrello abbandonato, serie di benvenuto e segmentazione per acquisto stanno quasi sempre nei piani a pagamento. I limiti aggiornati di ciascun servizio, letti sui listini, sono nella guida sui servizi gratuiti per inviare newsletter.
Scelto il software, la campagna di email marketing si imposta sempre nello stesso ordine. Saltare un passaggio non fa risparmiare tempo: lo sposta dopo, quando i numeri del primo invio deludono.
Prima di tutto serve una lista di persone interessate ai tuoi servizi, raccolta con un modulo di iscrizione alla newsletter sul sito o in negozio. È quello che garantisce aperture e conversioni alte: una lista di cento persone che ti hanno chiesto di scrivere rende più di diecimila indirizzi raccolti a caso. Una lista vecchia va pulita prima di importarla, perché gli indirizzi morti alzano i rimbalzi e abbassano la reputazione del mittente: come si fa è spiegato nella guida per verificare se un indirizzo email esiste. Chi deve valutare un fornitore di database trova i criteri nella guida alla selezione di un database email.
Avere le idee chiare sull'obiettivo è una delle regole fondamentali. Vuoi ottenere traffico per il sito? Fare lead generation? Vendere un prodotto o un servizio? Ogni email deve avere un obiettivo solo, e il contenuto deve portare lì. Un'email che vende, informa e chiede un sondaggio insieme non fa nessuna delle tre cose.
L'oggetto decide se l'email viene aperta, quindi è il primo punto su cui lavorare. Iniziare con una domanda o comunicare una scadenza reale dell'offerta alza l'interesse; promettere nel titolo qualcosa che il corpo non contiene lo abbassa dall'invio successivo. Nel testo serve una sola azione chiara (scarica la guida, usa il codice, prenota), scritta come un bottone e non nascosta in un link a metà paragrafo. Il contenuto che funziona di più risolve un problema concreto del lettore, non racconta le novità dell'azienda.
Un design semplice, con i colori del sito, è quasi sempre la scelta giusta: testo breve, un'immagine che descrive il prodotto o il servizio, un bottone ben visibile. Molte aperture avvengono dal telefono, quindi la larghezza va controllata in anteprima mobile prima di ogni invio, e il peso delle immagini va tenuto basso. Un bottone «Contattaci» o «Rispondi a questa email» fa arrivare richieste che un modulo sul sito non raccoglie.
È il fattore a cui si presta meno attenzione. Scegliere giorno e ora di invio cambia i risultati, e la risposta dipende dal pubblico: le aziende leggono in orario d'ufficio dal martedì al giovedì, i consumatori la sera e nel fine settimana. Il modo giusto per saperlo non è un articolo ma un test: lo stesso invio diviso su due orari, per tre o quattro campagne, e poi si tiene l'orario che ha fatto più click.
Dopo ogni invio si leggono quattro numeri: aperture, click, disiscrizioni e rimbalzi. Tante disiscrizioni dicono che il contenuto non è quello promesso al momento dell'iscrizione; tanti rimbalzi dicono che la lista è vecchia; tante aperture e pochi click dicono che l'oggetto funziona e il corpo no. Una campagna di email marketing si migliora un numero alla volta, con un cambiamento solo per invio, altrimenti non si sa cosa ha funzionato.
Non esiste un migliore in assoluto. Mailchimp e Brevo sono i più usati da chi comincia, MDirector e MailUp hanno l'assistenza in italiano, ActiveCampaign e HubSpot servono a chi ha percorsi di vendita complessi. La scelta dipende da quanti contatti hai, quante email mandi al mese e con quali strumenti il software deve integrarsi.
Sì. Mailchimp, Brevo, MDirector e GetResponse hanno un piano gratuito permanente, con un tetto di contatti o di invii mensili e il marchio della piattaforma in fondo alle email. Basta per una newsletter piccola; le automazioni per vendere stanno nei piani a pagamento.
Si raccoglie una lista con un modulo di iscrizione e il consenso esplicito, si sceglie un software con piano gratuito, si imposta un'email di benvenuto automatica e si manda una prima newsletter con un obiettivo solo. Dopo ogni invio si leggono aperture, click e disiscrizioni e si cambia una cosa alla volta.
Per pochi destinatari sì, ma non è email marketing: manca il consenso tracciato, la disiscrizione automatica, le statistiche e la segmentazione. Sopra qualche decina di indirizzi in copia nascosta i messaggi finiscono nello spam e il dominio perde reputazione. Serve una piattaforma dedicata, anche gratuita.
Scegliere il software di email marketing giusto fa la differenza tra una campagna che porta clienti e una che finisce nello spam. Conta i contatti, decidi quante email al mese vuoi mandare, prova due piattaforme con un invio vero e scegli quella che si integra con il tuo sito. Poi lavora sulla lista e sull'oggetto, che valgono più di qualsiasi funzione avanzata. Per i limiti dei piani gratuiti c'è la guida sui servizi gratuiti per inviare newsletter.
Come si valuta un database email prima di comprarlo: origine dei contatti, consenso e tasso di rimbalzo.
Weareblog15 gennaio 20257 minInviare newsletter gratis: i limiti reali dei piani di Brevo, Mailchimp, VoxMail, MailAnt, GetResponse e 4Dem, e come
Tobia Borrata13 maggio 202410 min