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Come aprire una web radio gratis: piattaforme di streaming, regie automatiche e quanto costano davvero le licenze SIAE e SCF sulla musica.
Aprire una web radio gratis è possibile e richiede soltanto software libero, un microfono e una piattaforma di streaming senza canone. La parte che non è gratis è la musica. Secondo il tariffario di WRA, le licenze per trasmettere dischi commerciali superano i 1.000 euro l'anno anche per una radio amatoriale.
Questa guida separa le due cose:
Ad esempio, una radio di soli podcast parlati e musica royalty free resta davvero a costo zero. Una che manda in onda la classifica di Spotify no: quella deve mettere in bilancio quattro società di gestione collettiva.
Una web radio richiede cinque componenti, e solo due si pagano davvero. Il nome viene prima di tutto, perché condiziona il dominio che registrerai.
L'errore più comune riguarda l'hosting. L'hosting del sito e l'hosting dello streaming audio sono due servizi distinti: il primo ospita le pagine, il secondo distribuisce il flusso agli ascoltatori. Molti principianti comprano un piano hosting economico da qualche decina di euro l'anno e si accorgono solo dopo che manca il server di streaming.
Ecco la lista completa:
Il server di streaming è il vero collo di bottiglia di una web radio, quindi è la scelta da fare per prima. Nel 2026 le opzioni valide sono sei, e tre non costano niente.
Una regia automatica è il software che manda avanti la radio quando tu non ci sei. Gestisce playlist, jingle, spot e segnale orario secondo una programmazione decisa in anticipo, senza che nessuno debba stare davanti al computer.
Serve nel momento esatto in cui vuoi trasmettere 24 ore su 24. Finché fai due ore di diretta a settimana puoi farne a meno; se vuoi che la radio suoni anche di notte, diventa obbligatoria.
I vantaggi concreti sono quattro:
Nella nostra esperienza è anche la differenza fra una radio che sembra una radio e una cartella di mp3 in riproduzione casuale.

RadioDJ è la regia automatica gratuita più diffusa fra le web radio amatoriali, ed è quella che abbiamo testato più a lungo.
Secondo la documentazione ufficiale gira su Windows 11 e Windows 10, mentre le altre versioni possono funzionare ma non sono supportate. La versione 1.8.2 richiede .NET Framework 3.5, la versione 2 richiede .NET Framework 4.7 o superiore. Il catalogo musicale vive su un database MySQL o MariaDB da installare a parte, ed è il passaggio dove si blocca chi ci prova la prima volta.
Inoltre legge mp3, wav, wma, flac e ac3, e include un processore audio con compressore ed equalizzatore per dare alla radio un suono uniforme. Le categorie predefinite per musica, jingle e sweeper si estendono con sottocategorie praticamente illimitate.

DirEttore di Mixtime è l'altra regia automatica storica in Italia, e funziona ancora bene sul piano tecnico. Offre cue start, playlist, segnale orario, sweeper e una modalità manuale per le dirette. Gira su Windows dal Vista in avanti e chiede requisiti bassi: un Intel Core 2 Duo a 1 GHz e 2 GB di RAM.
Tuttavia c'è un problema che nessuna guida segnala. Alla nostra verifica del 6 agosto 2026 il sito mixtime.com ha il certificato SSL scaduto, quindi il browser mostra un avviso di sicurezza prima del download. Il sito risponde e il software esiste, ma scaricare un eseguibile da un dominio in quelle condizioni è una decisione che ti lasciamo prendere consapevolmente. Per questo motivo qui non trovi il link diretto.
Le regie automatiche commerciali costano centinaia di euro e servono alle radio strutturate, non a chi comincia. In Italia le due più diffuse sono X-Automation, sviluppata dalla siciliana XDevel, e MB Studio.
Entrambe le usano emittenti FM e web radio con palinsesto pubblicitario vero, quindi hanno funzioni di gestione campagne che RadioDJ non ha. Ad esempio la programmazione degli spot per fasce orarie con rendicontazione al cliente.
Il criterio è semplice: valgono la spesa soltanto quando la soluzione gratuita inizia a starti stretta, cioè quando qualcuno ti paga per andare in onda. Prima di quel momento sono soldi immobilizzati.
La stabilità è il criterio che pesa più di tutti gli altri nella scelta di una regia automatica. Una regia che si pianta alle tre di notte lascia la radio muta per ore, fino a quando qualcuno se ne accorge.
Gli altri tre criteri contano soltanto dopo che il primo è risolto, quindi valutali in quest'ordine.
Ad esempio, per una radio amatoriale che trasmette musica e due dirette a settimana RadioDJ copre tutto, quindi la spesa per X-Automation non è giustificata.
Una web radio costa poche decine di euro l'anno finché non trasmette musica protetta dal diritto d'autore. Dominio e hosting sono la sola spesa ricorrente, più l'attrezzatura una tantum.
Con i dischi commerciali il conto cambia. Devi pagare più società di gestione collettiva, e sono compensi distinti che si sommano: SIAE per i diritti d'autore, SCF per i diritti connessi di produttori e artisti, più eventualmente LEA e ItsRight.
Secondo il prospetto tariffario di WRA – Web Radio TV Associate, l'ordine di grandezza supera i 1.000 euro l'anno per una web radio amatoriale e i 3.000 euro per una commerciale, in base a quanta musica trasmetti sul totale della programmazione e a quante pagine viste fai ogni mese.
Due avvertenze sui numeri. Le tariffe cambiano ogni anno e la fascia dipende da parametri tuoi, quindi l'unica cifra affidabile è il preventivo di SIAE e SCF sul tuo caso. Inoltre le scadenze sono fisse e distinte, con sconti per chi sottoscrive in anticipo.
Le web radio sono divise in tre categorie, e la tua non è un'etichetta: decide quanto paghi e cosa puoi trasmettere. Secondo il tariffario di WRA la distinzione vale per SIAE, SCF, LEA e ItsRight allo stesso modo.
Ad esempio, se accetti anche un solo spot su una radio amatoriale cambi categoria, quindi cambia il tariffario che ti viene applicato. È il passaggio che manda fuori regola la maggior parte delle radio nate per hobby.
Far crescere una web radio richiede contenuti che nessun altro può trasmettere, non una playlist migliore. Una radio fatta di sola musica compete con Spotify e Apple Music, e quella partita è persa in partenza.
Il motivo è strutturale, non un'opinione. Ad esempio una rubrica settimanale con un ospite locale è materiale che nessun servizio di streaming può replicare, mentre una selezione musicale per quanto curata compete con un catalogo da cento milioni di brani e un algoritmo di raccomandazione.
Cinque mosse che funzionano, e nessuna richiede budget:
Il percorso più corto per andare online oggi richiede quattro strumenti gratuiti e un pomeriggio di lavoro. Zeno.FM regge lo streaming, BUTT manda l'audio dal computer, RadioDJ gestisce la programmazione e la libreria resta su musica che non ti crea problemi legali.
Da lì in avanti ogni miglioramento si paga quando serve, non prima. Un VPS con AzuraCast quando vuoi il controllo completo, un software commerciale quando vendi spot, le licenze complete quando decidi di trasmettere dischi protetti.
Ad esempio, secondo i piani pubblicati da Spreaker il primo abbonamento utile parte da 20 euro al mese: una cifra che ha senso solo dopo che il pubblico esiste. Quindi parti gratis, misura gli ascolti per qualche mese e spendi soltanto sul collo di bottiglia che hai davvero.
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