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Nel print on demand la maglietta si stampa dopo che qualcuno l'ha comprata: nessun magazzino, nessun ordine minimo. Cosa costano davvero Printful, Printify, Gelato, Hoplix e Amazon Merch, quanto resta in tasca su una maglietta da 24,90 euro e quando serve la partita IVA.
Il print on demand è il modello con cui vendi una maglietta, una tazza o un poster che viene stampato e spedito solo dopo che qualcuno lo ha comprato. Nessun magazzino, nessun minimo d'ordine, nessuna cassa anticipata: il fornitore produce il singolo pezzo, incassa il costo di produzione e spedisce al tuo cliente. A te resta la differenza fra il prezzo che hai deciso e quello che il fornitore ti addebita.
La differenza è più stretta di quanto raccontino le pubblicità delle piattaforme. Su una t-shirt venduta a 19,99 dollari, Amazon Merch on Demand riconosce 2,44 dollari al livello base: il 12,2% del prezzo. Su Hoplix una t-shirt parte da 7,90 euro di costo di produzione, e da lì in poi il margine dipende solo da quanto riesci a far pagare la grafica.
Qui sotto trovi come funziona il ciclo, quanto costano davvero le cinque piattaforme più usate in Italia, il conto scomposto su un capo venduto e la risposta alla domanda che ricorre più spesso: se serva la partita IVA. I prezzi delle piattaforme sono stati letti sulle loro pagine ufficiali il 7 settembre 2026.
Print on demand, in italiano "stampa su richiesta", è un accordo di produzione: tu carichi una grafica su un catalogo di prodotti grezzi (magliette, felpe, tazze, poster, cover, libri), la piattaforma li tiene in bianco nei suoi centri di stampa e li personalizza solo quando arriva un ordine. Il ciclo completo è questo:
Il capitale iniziale è la sola grafica. È questo che ha reso il modello popolare, e anche affollato: se produrre il primo pezzo non costa niente, il primo pezzo lo produce chiunque.
Vengono confusi di continuo, e sono due cose diverse. Nel dropshipping rivendi un prodotto che esiste già a catalogo di un fornitore: non lo tocchi, non lo modifichi, competi sul prezzo con chiunque rivenda lo stesso identico articolo. Nel print on demand il prodotto lo crei tu: il fornitore mette il supporto grezzo e la macchina da stampa, il valore aggiunto è la tua grafica.
La conseguenza pratica è sul margine. Nel dropshipping il margine si comprime perché il confronto prezzi è immediato; nel print on demand un disegno che nessun altro ha ti permette di stare sopra il costo di produzione anche di tre volte, se quel disegno interessa a qualcuno. Se ti interessa il primo modello, l'abbiamo trattato a parte nella guida alle migliori piattaforme di dropshipping.
Quasi tutte hanno un piano gratuito, e su quello si vende davvero: l'abbonamento serve a comprare uno sconto sui costi di produzione, non l'accesso alla piattaforma. Ecco cosa costano i piani, letti sulle pagine ufficiali il 7 settembre 2026.
| Piattaforma | Piano gratuito | Piano a pagamento | Cosa compra l'abbonamento |
|---|---|---|---|
| Printful | Sì, 0 $/mese | Growth 24,99 $/mese | Fino al 33% di sconto sui prodotti, 25% sui campioni. Gratis oltre 12.000 $/anno di vendite |
| Printify | Sì, 0 $/mese, 5 negozi | Premium 39 $/mese, 24,99 $ se annuale | 10 negozi e fino al 20% di sconto su tutti i prodotti |
| Gelato | Sì, rete di produzione completa | Gelato+, 14 giorni di prova | Fino al 25% di sconto, 35% nel primo anno, packaging brandizzato |
| Hoplix | Sì, nessun canone | Non previsto | Si paga solo alla vendita |
| Amazon Merch | Sì, ma su invito | Non previsto | Nessun canone: Amazon trattiene a monte |
La cifra che conta non è il canone, è lo sconto che quel canone compra. Il piano Growth di Printful a 24,99 dollari al mese si ripaga quando il 33% risparmiato sui costi di produzione supera i 24,99 dollari: sotto quella soglia il piano gratuito rende di più, e il calcolo va rifatto sui volumi veri, non su quelli sperati.
La più grande e la più citata. Piano gratuito con accesso all'intero catalogo, integrazioni con i principali negozi e adempimento automatico; il piano Growth costa 24,99 dollari al mese e diventa gratuito per un anno quando le vendite superano i 12.000 dollari annui. È la scelta prevedibile: qualità di stampa nota, tempi documentati, costi di produzione fra i più alti del gruppo.
Non stampa in proprio: è una rete di tipografie indipendenti fra cui scegli tu, prezzo per prezzo. Il piano Free costa 0 dollari e regge 5 negozi; il Premium parte da 39 dollari al mese, 24,99 con fatturazione annuale, e porta 10 negozi e fino al 20% di sconto su tutti i prodotti. La rete aperta è il suo vantaggio e il suo rischio insieme: si trovano costi più bassi di Printful, ma la costanza della qualità dipende dalla tipografia che scegli.
Produce vicino a chi ordina, distribuendo la stampa su una rete internazionale invece di spedire da un magazzino unico: sulle consegne europee è la logica che accorcia di più i tempi. Il piano gratuito dà accesso completo alla rete di produzione e alle integrazioni con Shopify, Etsy e WooCommerce; Gelato+ ha 14 giorni di prova e porta sconti fino al 25% sui prodotti, che salgono al 35% nel primo anno di abbonamento.
L'italiana del gruppo, con sede a Pozzuoli, in provincia di Napoli. Nessun costo di registrazione e nessun canone mensile: si paga solo quando si vende. I costi di produzione dichiarati partono da 7,90 euro per la t-shirt, 5,50 per la tazza, 11,90 per il canvas e 17,90 per la felpa, con spedizione tracciata in oltre 40 paesi. Per chi vende soprattutto in Italia è l'opzione che toglie di mezzo cambio valuta e tempi doganali. Il catalogo copre gli stessi oggetti dei siti per creare tazze personalizzate, con una differenza che cambia tutto: lì compri un pezzo per te, qui lo rivendi.
Il caso a parte: non colleghi un negozio tuo, carichi la grafica e il prodotto finisce sulle schede di Amazon, con il traffico di Amazon addosso. In cambio non decidi quasi niente e incassi una royalty. Da giugno 2026 la royalty non è più piatta: ci sono tre livelli legati a quanto traffico porti tu da fuori. Il livello base, Creator, paga 2,44 dollari su una t-shirt venduta a 19,99; chi porta almeno il 15% di traffico esterno passa al livello Plus, che raddoppia l'importo, e chi supera il 35% arriva al Premium, con un moltiplicatore di 2,16. L'accesso resta su invito. Questi importi non escono da un listino pubblicato da Amazon: circolano attraverso i calcolatori e le analisi di chi vende sulla piattaforma, e vanno verificati sul proprio cruscotto prima di costruirci sopra un piano.
Il conto va fatto prima di aprire il negozio, non dopo. Prendiamo il caso più favorevole del gruppo, la produzione italiana di Hoplix, e una t-shirt venduta a 24,90 euro IVA inclusa.
| Voce | Importo | Nota |
|---|---|---|
| Prezzo di vendita | 24,90 € | IVA inclusa |
| IVA al 22% | -4,49 € | Non è tua: va versata |
| Costo di produzione | -7,90 € | Prezzo di partenza dichiarato |
| Commissione di incasso | -0,80 € | Circa il 3% fra carta e PayPal |
| Resta prima delle imposte | 7,71 € | Da qui escono ancora le imposte sul reddito |
Sette euro e settanta a maglietta, e non è ancora il guadagno netto: da lì escono le imposte sul reddito e ogni euro speso in pubblicità per portare il compratore sulla scheda. Il numero da tenere a mente è che servono circa 130 magliette vendute per fare mille euro di margine lordo. Il print on demand toglie il rischio del magazzino, non il lavoro di vendere: da questo lato somiglia a tutte le altre idee per guadagnare online, dove la parte difficile non è aprire ma farsi trovare.
Il costo di produzione, poi, è quello di partenza: cambia con la taglia, il colore del capo, il numero di lati stampati e la dimensione della grafica. Va letto sul configuratore della piattaforma per il prodotto esatto che vuoi vendere, prima di fissare il prezzo.
No, se l'attività è abituale, e un negozio online aperto tutto l'anno lo è per definizione. La regola non guarda quanto guadagni ma come vendi: la vendita online, quando è abituale, è attività d'impresa a tutti gli effetti, e la partita IVA va aperta con la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni dall'avvio, con il modello AA9/12 dell'Agenzia delle Entrate. Per il commercio servono inoltre l'iscrizione al Registro delle imprese e la SCIA al Comune.
Circola molto la voce che sotto i 5.000 euro si possa vendere senza partita IVA. È un equivoco che nasce da due soglie diverse, e nessuna delle due riguarda un negozio online: 5.000 euro è la soglia sotto cui il lavoro autonomo occasionale non versa contributi alla gestione separata INPS, e la stessa cifra torna nella disciplina degli incaricati alle vendite a domicilio, cioè il porta a porta. La vendita occasionale di qualche pezzo fra privati è un'altra cosa ancora: appena diventa continuativa e organizzata, si è dentro l'attività d'impresa. Su questo conviene sentire un commercialista prima di caricare la prima grafica, non dopo il primo controllo. Chi apre lo fa quasi sempre in regime forfetario, che sotto gli 85.000 euro di ricavi sostituisce IRPEF e addizionali con un'unica imposta sostitutiva.
Tre casi in cui il modello lavora contro di te, e vale la pena conoscerli prima:
Se l'obiettivo è più modesto — stampare capi personalizzati per te, per una squadra o per un'azienda, senza aprire un negozio — le strade sono altre, e le abbiamo confrontate nelle guide ai siti per creare magliette personalizzate e ai migliori siti per gadget personalizzati.
Zero, se resti sul piano gratuito. Printful, Printify, Gelato e Hoplix hanno tutte un piano a 0 euro con cui si vende davvero: si paga solo il costo di produzione quando arriva un ordine. Le spese vere dell'inizio sono altre: la grafica, se non la fai tu, e gli ordini campione per controllare la stampa prima di metterla in vendita.
Nel dropshipping rivendi un prodotto già esistente del fornitore, identico a quello di tutti gli altri rivenditori. Nel print on demand il prodotto lo crei tu applicando la tua grafica su un supporto grezzo. Il primo compete sul prezzo, il secondo sul disegno.
Sì, quando l'attività è abituale, e un negozio online aperto in modo continuativo lo è. La partita IVA va aperta entro 30 giorni dall'inizio dell'attività, insieme all'iscrizione al Registro delle imprese e alla SCIA al Comune. La soglia dei 5.000 euro di cui si legge in giro riguarda i contributi del lavoro autonomo occasionale e le vendite porta a porta, non il commercio elettronico.
Dipende dal prezzo che fissi e dal costo di produzione. Su una t-shirt venduta a 24,90 euro con un costo di produzione di 7,90, tolte IVA e commissioni di incasso restano circa 7,70 euro lordi. Su Amazon Merch on Demand, dove il prezzo lo governa Amazon, il livello base riconosce 2,44 dollari su una maglietta da 19,99.
Non ce n'è una che vinca su tutto. Hoplix stampa in Italia e non ha canoni, quindi accorcia tempi e resi sul mercato italiano. Printful ha il catalogo più ampio e la qualità più prevedibile. Printify lascia scegliere la tipografia e quindi il costo. Gelato produce vicino al cliente ed è la più comoda se vendi anche fuori dall'Italia. La scelta si fa ordinando un campione dello stesso prodotto da due o tre di loro e confrontandoli in mano.
Al tempo di spedizione va sempre sommato il tempo di produzione, che nel print on demand c'è sempre perché il pezzo non è in magazzino. È la ragione per cui conviene dichiarare i tempi in modo prudente nella scheda prodotto: la piattaforma stampa dopo l'ordine, e il cliente che si aspetta la consegna del giorno dopo apre un reclamo.
Foto: Rwebogora, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
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Tobia Borrata26 maggio 20248 min