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Un commercialista costa da 300 euro l'anno se sei in regime forfettario e ti affidi a un servizio online, e supera i 3.000 euro se hai una SRL con contabilità ordinaria. In mezzo c'è lo studio tradizionale per un forfettario, che sta fra 800 e 1.500 euro l'anno.
La forbice è larga perché nessun tariffario è più in vigore: i minimi obbligatori sono stati aboliti e il compenso si contratta. Qui sotto trovi i costi reali per ogni regime, cosa comprende davvero la quota annuale, la voce che quasi tutti dimenticano di far mettere per iscritto e il diritto — poco noto — di pretendere un preventivo scritto prima di firmare.
Un commercialista costa fra 300 e oltre 3.000 euro all'anno, e la differenza dipende quasi interamente dal regime fiscale e non dalla bravura del professionista. Un forfettario ha adempimenti ridotti; una SRL richiede bilancio d'esercizio, contabilità ordinaria e comunicazioni IVA.
| Situazione | Costo annuo indicativo |
|---|---|
| Forfettario con commercialista online | 300 - 500 € |
| Forfettario con studio tradizionale | 800 - 1.500 € |
| Ditta individuale in contabilità semplificata | 1.200 - 2.000 € |
| SRL o SAS in contabilità ordinaria | oltre 3.000 € |
Gli importi vanno sempre letti più IVA al 22% e più il contributo integrativo alla Cassa di previdenza, che è del 4%. Su una quota di 1.000 euro il conto finale supera quindi i 1.270 euro. Inoltre gli studi di Milano e Roma applicano listini più alti della media nazionale, mentre la consulenza online azzera la differenza geografica.
Un commercialista online costa meno perché sostituisce il tempo umano con software: fatturazione elettronica, riclassificazione automatica dei movimenti e calcolo delle imposte girano senza che nessuno ribatta i dati.
La differenza sul forfettario è netta: 300-500 euro contro gli 800-1.500 di uno studio tradizionale, cioè fino a mille euro l'anno. Il risparmio però ha un contorno preciso, e conviene conoscerlo prima:
Ad esempio, chi apre partita IVA come freelance e fattura a clienti italiani sta bene con l'online per anni. Chi assume il primo dipendente esce da quel perimetro il giorno stesso, perché entra in gioco anche il consulente del lavoro.
La parcella annuale comprende gli adempimenti ordinari, e la lista cambia da studio a studio: è la ragione per cui due preventivi con la stessa cifra possono valere cose diverse.
Il pacchetto base per un forfettario di norma include quattro voci:
Restano quasi sempre fuori e si pagano a parte: il modello 730 di un familiare, la gestione di eventuali dipendenti, le pratiche in Camera di Commercio, i ravvedimenti operosi e l'assistenza in caso di controllo. Inoltre la chiusura della partita IVA è una voce a sé, che in genere costa fra 100 e 300 euro. Infine, un preventivo che non elenca cosa è escluso non è un preventivo: è un titolo.
Il preventivo scritto è obbligatorio per legge, e vale per il commercialista come per ogni altro professionista. La norma è l'articolo 9 del decreto legge 1/2012, come modificato dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza 124/2017: il compenso deve essere reso noto al cliente in forma scritta o digitale prima dell'incarico.
Quindi non è una cortesia da chiedere con imbarazzo, è un diritto. Secondo la norma il preventivo deve indicare la misura del compenso distinguendo le spese, gli oneri e i contributi.
Tre cose da farci scrivere dentro, e sono quelle su cui nascono le discussioni:
Ad esempio, l'assenza di tariffe minime obbligatorie rende tutto negoziabile: i minimi sono stati aboliti nel 2006 e definitivamente cancellati nel 2012. Restano i parametri ministeriali del DM 140/2012, che però servono al giudice quando manca un accordo, non come listino.
L'apertura della partita IVA è gratuita presso l'Agenzia delle Entrate, e ciò che si paga è l'assistenza del professionista che la esegue. Molti studi la includono nel primo anno di consulenza; altri la fatturano fra 100 e 300 euro.
I costi fissi che arrivano dopo, invece, non dipendono dal commercialista:
Inoltre chi apre in regime forfettario ha un'aliquota sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se ricorrono i requisiti di nuova attività. È il motivo per cui il costo del commercialista incide molto in percentuale su un fatturato basso: su 20.000 euro l'anno, 1.200 euro di parcella sono il 6% del giro d'affari.
Il commercialista non è obbligatorio per il regime forfettario: la normativa non impone l'assistenza di un professionista e chi vuole può gestire tutto in proprio. È però una scelta che ha senso solo con volumi bassissimi e situazioni semplici, perché un errore in dichiarazione costa in sanzioni più della parcella annuale. Con la contabilità ordinaria, invece, il fai da te è di fatto impraticabile.
Uno studio tradizionale per un forfettario chiede intorno ai 60 euro al mese, cioè 700-800 euro l'anno di quota base, a cui aggiungere IVA e Cassa. I servizi online partono da circa 25 euro al mese. La rata mensile è comoda ma va confrontata sul totale annuo, perché alcune formule escludono la dichiarazione dei redditi dal canone e la fatturano a parte.
Cambiare commercialista è sempre possibile, e il professionista uscente ha l'obbligo di restituire la documentazione contabile del cliente. Il momento meno rischioso è dopo la presentazione della dichiarazione annuale, quando l'anno fiscale è chiuso. Prima di disdire conviene verificare il preavviso indicato nel mandato e saldare le competenze maturate, perché una parcella insoluta rallenta la consegna delle carte.
La parcella è interamente deducibile per chi è in contabilità ordinaria o semplificata, perché è un costo inerente all'attività. In regime forfettario invece no: il forfettario determina il reddito applicando un coefficiente di redditività e non deduce i costi effettivi, quindi la spesa per il commercialista non abbatte l'imponibile. È un elemento che pesa nel confronto fra i due regimi.
Tre domande da fare al primo appuntamento, e la risposta va messa nel preventivo:
Il prezzo più basso conviene quando la situazione è semplice e resta semplice. Nel momento in cui arrivano un dipendente, un immobile o un cliente estero, il risparmio di mille euro l'anno si azzera al primo errore.
Se stai avviando un'attività valgono anche le guide su partita IVA forfettaria e sui migliori siti di commercialista online.
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