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Come localizzare un cellulare smarrito con Trova il mio dispositivo e Dov'è, e perché installare un'app di monitoraggio sul telefono altrui è reato.
Localizzare un cellulare è possibile in due situazioni, e conviene sapere subito quale delle due ti riguarda. La prima è il telefono tuo, perso o rubato: si ritrova con gli strumenti che Google e Apple integrano nei loro sistemi, gratis e senza installare nulla. La seconda è il telefono di un'altra persona, e lì serve il suo consenso, perché senza è un reato.
Le tre strade che funzionano davvero sono queste:
Qui sotto trovi come si usa ognuna, cosa dice la legge italiana su chi traccia qualcuno di nascosto, e come capire se è il tuo telefono a essere monitorato. Ad esempio, secondo l'articolo 615-ter del codice penale installare un'app di monitoraggio sul telefono altrui è punito con la reclusione fino a tre anni: è il motivo per cui in questa guida non troverai nessuna di quelle applicazioni.
Il servizio si chiama Trova il mio dispositivo ed è integrato in Android, quindi non richiede nessuna app di terze parti. Funziona se il telefono è acceso, associato al tuo account Google e collegato a una rete, e si usa da qualsiasi browser andando su android.com/find oppure dall'app omonima su un altro dispositivo.
Dalla mappa puoi fare quattro cose:
L'ordine conta. Ad esempio, se hai perso il telefono in casa il suono lo trova in trenta secondi, mentre la cancellazione va tenuta per ultima: una volta eseguita il dispositivo sparisce anche dalla mappa, quindi si usa quando hai deciso che non lo recupererai.
Su iPhone lo strumento è Dov'è, l'app Apple che localizza i dispositivi associati al tuo ID Apple. Si apre dall'iPhone di qualcun altro, da un Mac, da un iPad oppure da un browser su icloud.com/find, e mostra tutti i dispositivi collegati allo stesso account.
Le funzioni disponibili sono queste:
L'ultima voce è quella che salva più iPhone. Nella pratica un telefono senza batteria non compare sulla mappa, ma la rete Dov'è continua a cercarlo attraverso gli altri dispositivi Apple nelle vicinanze, e appena viene acceso arriva la notifica con la posizione.
La condivisione della posizione è la strada corretta quando vuoi sapere dove si trova qualcuno, perché è quella persona ad attivarla per te. Funziona su tutti i sistemi, non richiede applicazioni a pagamento e resta visibile a chi la concede, che può interromperla in qualsiasi momento.
Le opzioni integrate sono tre:
La differenza rispetto a un'app di monitoraggio non è tecnica, è di consenso. Ad esempio, due genitori che si scambiano la posizione per coordinarsi con i figli usano lo stesso identico dato GPS di uno stalkerware: quello che cambia è che entrambi sanno di condividerlo e possono smettere quando vogliono.
Localizzare qualcuno a sua insaputa non è legale, e non è una questione di buone intenzioni. Installare un'applicazione di monitoraggio sul telefono di un'altra persona significa entrare in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza, che è la condotta punita dall'articolo 615-ter del codice penale con la reclusione fino a tre anni.
A seconda di cosa fa quel software si aggiungono altre norme:
Una precisazione che molte guide saltano. Secondo il testo dell'articolo 615-bis la condotta punita riguarda strumenti di ripresa visiva o sonora nei luoghi di privata dimora, quindi da sola la posizione GPS non ci rientra. Girano articoli che lo citano come se fosse la norma sul tracciamento, ed è impreciso.
Ad esempio, un'app installata sul telefono di un partner che invia solo le coordinate ricade sull'articolo 615-ter, mentre la stessa app che attiva il microfono in casa fa scattare anche il 615-bis. La qualificazione esatta dipende dal caso concreto e la stabilisce un giudice, non un blog.
I due casi seguono regole diverse, e nessuno dei due è un permesso in bianco. Un genitore che esercita la responsabilità genitoriale può usare strumenti di controllo su un figlio minore, ma il criterio è la proporzionalità rispetto all'età: Google Family Link e le funzioni di Condivisione in famiglia di Apple servono esattamente a questo e non nascondono la loro presenza al minore.
Sul lavoro la regola è più stretta di quanto quasi tutti credano:
Vale la pena essere espliciti sull'errore che circola di più. "È un telefono aziendale, quindi posso vedere dov'è" non è vero. Lo strumento è dell'azienda, il dato di posizione riguarda una persona, e sono due cose distinte. Ad esempio, un'impresa che monta il GPS sui furgoni senza aver chiuso la procedura sindacale viola l'articolo 4 anche se i mezzi sono suoi.
Un telefono monitorato è un telefono su cui qualcuno ha installato qualcosa, quindi i segnali da cercare sono quelli di un'app che lavora di nascosto. Nessuno di questi indizi da solo è una prova, ma insieme valgono un controllo.
I sintomi ricorrenti sono cinque:
Su iPhone esiste uno strumento pensato apposta per queste situazioni. Secondo la documentazione Apple la funzione Controllo di sicurezza, introdotta con iOS 16 e raggiungibile da Impostazioni, Privacy e sicurezza, interrompe subito ogni condivisione con il Ripristino di emergenza. In alternativa permette di rivedere una per una le persone e le app con cui stai condividendo qualcosa. Su Android il percorso equivalente passa dalle app con permessi di amministratore e da una scansione con Play Protect.
Se il sospetto riguarda una persona con cui convivi o hai convissuto, cambiare le password prima di aver messo in sicurezza il dispositivo può peggiorare la situazione invece di risolverla. In quel caso il riferimento non è una guida tecnica ma il numero antiviolenza 1522, attivo 24 ore su 24 e gratuito.
No, non con gli strumenti a disposizione di un privato. I servizi che promettono di trovare una persona inserendo un numero funzionano in un altro modo: inviano un messaggio con un link e ottengono la posizione solo se il destinatario lo apre. È una tecnica di phishing con un altro nome, e usarla per ingannare qualcuno non la rende legale.
Non in tempo reale. Un dispositivo spento non comunica la sua posizione, quindi mappa e app mostrano l'ultimo rilevamento disponibile con il relativo orario. Su iPhone la rete Dov'è può però individuarlo attraverso altri dispositivi Apple vicini, e su entrambi i sistemi si può chiedere una notifica automatica appena il telefono torna online.
Il problema di quelle applicazioni non è tecnico ma legale, e riguarda chi le installa. Chi le mette sul telefono di un'altra persona senza consenso commette il reato dell'articolo 615-ter, indipendentemente da quanto bene funzioni il software. C'è poi un rischio pratico: quei servizi raccolgono su un server esterno i dati di un dispositivo, e le violazioni di questi archivi sono già accadute.
Nell'ordine: localizzalo da un altro dispositivo, attiva il blocco remoto con un messaggio e un contatto, poi blocca la SIM chiamando il tuo operatore. Solo dopo sporgi denuncia, che serve per l'assicurazione e per l'eventuale blocco del codice IMEI. La cancellazione remota va lasciata per ultima, perché una volta eseguita il dispositivo non è più rintracciabile.
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