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Perché la muffa torna dopo che l'hai tolta: come capire la causa da dove è comparsa, i tre rimedi che non funzionano e il ciclo giusto per eliminarla.
La macchia nera sul muro non è il problema: è il sintomo. Toglierla è la parte facile e si fa in un pomeriggio, ma se non si toglie anche la ragione per cui si è formata torna nello stesso punto entro l'inverno successivo. È il motivo per cui quasi tutti la tolgono due o tre volte prima di risolverla davvero.
Qui sotto c'è come capire da dove viene guardando dove è comparsa, come toglierla senza spargere le spore per casa, i tre rimedi popolari che non funzionano (la candeggina è il primo), e cosa serve perché non torni.
Le cause sono tre e si curano in tre modi diversi. Fortunatamente si distinguono da dove sta la macchia, prima ancora di toccare il muro.
| Dove è comparsa | Quasi sempre è | Cosa serve |
| Negli angoli alti, dietro un armadio, sulla parete che dà a nord | Condensa, su un punto freddo del muro | Ventilazione, riscaldamento costante, pittura anticondensa |
| In una chiazza definita vicino a una finestra, a un tubo o al soffitto sotto il tetto | Infiltrazione | Si ripara la perdita, poi si tratta. Dipingere prima è tempo buttato |
| In basso, lungo il battiscopa, che sale verso l'alto con un bordo orizzontale | Umidità di risalita | Un intervento edile, non una pittura |
La distinzione conta più di qualunque prodotto: su due casi su tre nessuna pittura risolve, e chi vende pittura antimuffa raramente te lo dice. Se la macchia è in una chiazza netta e il muro è bagnato al tatto anche col riscaldamento acceso da giorni, non stai guardando condensa: stai guardando acqua che entra da qualche parte.
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La soglia più bassa: è quella che si raggiunge con un kit antimuffa e una latta di pittura
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Il caso più comune di gran lunga è il primo, e ha una spiegazione fisica che si può controllare a casa. L'aria calda tiene dentro più vapore di quella fredda. Quando incontra una superficie più fredda di una certa soglia, quel vapore torna liquido e si deposita: è la stessa cosa che succede a un bicchiere freddo d'estate.
Quella soglia si chiama punto di rugiada. Con una stanza a 20 gradi e il 60% di umidità, la condensa si forma su qualunque superficie sotto i 12 gradi circa. In una casa non coibentata l'angolo esterno di una parete a nord, a gennaio, ci sta sotto senza fatica. Ecco perché la muffa esce sempre negli stessi tre punti: gli angoli, dietro i mobili appoggiati al muro esterno, e attorno agli infissi.
Da qui discendono le due leve vere, e nessuna delle due è un prodotto: abbassare l'umidità dell'aria e alzare la temperatura di quel pezzo di muro. Un igrometro da pochi euro dice a che punto sei: sopra il 60% in casa, d'inverno, sei in territorio da muffa.
Vale per la muffa da condensa su intonaco e pittura, cioè il caso normale. Se la parete è fradicia, il lavoro va fatto dopo aver risolto la perdita, non prima.
1. Proteggiti, e non spazzolare a secco. È l'errore che fanno quasi tutti. Passare una spazzola su una macchia asciutta stacca le spore e le manda in aria, dove le respiri e da dove si posano sul resto della stanza. Serve una mascherina FFP2 o FFP3, guanti, occhiali se lavori sopra la testa, e la finestra aperta per tutto il tempo.
2. Inumidisci, poi rimuovi. Si nebulizza prima la zona con il prodotto, si lascia agire i minuti indicati sulla confezione, e solo dopo si passa un panno o una spugna. Il panno si butta, non si sciacqua nel lavandino.
3. Lascia asciugare davvero. Non ore: giorni, con la stanza ventilata. Un muro che sembra asciutto in superficie può essere ancora umido sotto, e qualunque cosa ci metti sopra si stacca.
4. Solo adesso si tratta e si ridipinge. Prima un fondo isolante o un prodotto specifico che blocca quello che resta nel supporto, poi la pittura. Saltare il fondo è la ragione più frequente per cui la macchia riaffiora attraverso la vernice nuova nel giro di pochi mesi.
La candeggina. È il rimedio più consigliato e il meno adatto a un muro. Funziona benissimo su superfici lisce e impermeabili, come le piastrelle della doccia, perché lì la muffa sta tutta in superficie. Su un intonaco poroso no: l'ipoclorito di sodio sbianca il pigmento e uccide quello che tocca, ma non arriva alle radici del fungo dentro il supporto. Il risultato è un muro che sembra pulito e che tre settimane dopo è di nuovo grigio. In più è acqua: ne stai aggiungendo a un muro che ha un problema di umidità.
Aceto e bicarbonato. Stessa storia in versione più debole. Sulla guarnizione della lavatrice possono bastare; su un metro quadro di parete non hanno il potere di penetrazione che servirebbe, e il bicarbonato lascia un residuo alcalino che alla pittura successiva non fa bene.
Ridipingere sopra e basta. La pittura copre la macchia per una stagione. Poi il fungo, che è ancora lì e ha da mangiare, attraversa il film e ricompare con lo stesso disegno di prima. Se ti è già successo una volta, non è stata sfortuna: è stato l'ordine dei passaggi.
C'è anche un mezzo rimedio, che va detto per quello che è: il deumidificatore aiuta ma da solo non chiude il problema. Abbassa l'umidità dell'aria, che è metà della causa, e non fa niente sull'altra metà, cioè il punto freddo del muro. Su una parete con un ponte termico serve, ma va acceso tutti i giorni per sempre. Se stai valutando quale prendere, ne parliamo nella guida al deumidificatore portatile.
Una pittura antimuffa non è una pittura normale con un nome commerciale: contiene principi attivi che restano nel film asciutto e impediscono al fungo di ripartire sulla superficie. È una cosa utile e va usata, a due condizioni che sono esattamente quelle che tutti saltano.
La prima: si applica su un muro già bonificato e asciutto, non sopra la macchia. Il prodotto lavora sul film che crea, non su quello che c'è sotto. La seconda: non sostituisce la riparazione. Su un'infiltrazione o su una risalita è una toppa che dura una stagione, e i soldi sono spesi male.
Nella pratica il ciclo completo è tre prodotti e non uno: un detergente specifico che elimina il fungo, un fondo che consolida e isola, e la pittura. Alcuni produttori li vendono già insieme proprio per questo. San Marco, che è una delle aziende storiche italiane del settore, ha un kit antimuffa con i tre passaggi in sequenza e una gamma di pitture antimuffa che comprende anche le termiche anticondensa, cioè quelle che alzano di qualche grado la temperatura superficiale della parete e attaccano la causa invece del sintomo.
Il resto dell'occorrente, cioè mascherina, guanti e nebulizzatore, si trova ovunque: qui c'è la selezione dei prodotti antimuffa su Amazon. Su come si legge un'etichetta di pittura senza fidarsi del fronte della latta abbiamo una guida a parte, pittura per interni: come sceglierla dalla scheda tecnica.
Sono quattro abitudini, e costano zero. Insieme fanno più di qualunque prodotto.
Aprire le finestre due volte al giorno, cinque o dieci minuti, spalancate. Non socchiuse per un'ora: quello raffredda i muri e cambia poca aria. Spalancate e per poco si cambia tutta l'aria della stanza senza far scendere la temperatura delle pareti, che è esattamente quello che serve.
Staccare i mobili dai muri esterni. Bastano cinque centimetri. Dietro un armadio appoggiato al muro l'aria non gira e la superficie resta più fredda: è il punto in cui la muffa compare per primo e in cui la si scopre per ultimo.
Riscaldare in modo costante invece che a strappi. Accendere forte due ore la sera e spegnere lascia i muri freddi tutto il giorno e riempie l'aria di vapore proprio quando sono al minimo. Meglio qualche grado in meno ma continuo.
Aspirare il vapore dove si produce. Cappa accesa mentre si cucina, ventola del bagno accesa durante e dopo la doccia, panni stesi fuori o in una stanza ventilata. Un bucato steso in camera chiusa è mezzo litro d'acqua che finisce sui muri.
La domanda arriva sempre e la risposta dipende dalla causa, non da chi ci abita. Se la muffa nasce da un difetto dell'immobile, cioè un'infiltrazione, una risalita o un isolamento inadeguato, l'intervento è manutenzione straordinaria e tocca al proprietario, che ha l'obbligo di consegnare e mantenere l'immobile in condizioni da servire all'uso convenuto. Se invece nasce da come si vive la casa, cioè niente ricambio d'aria, panni stesi dentro e riscaldamento spento, la responsabilità è di chi ci abita.
Nella pratica quasi tutte le liti nascono perché le due cose convivono. Il consiglio utile è uno solo e va fatto subito: fotografare la macchia con la data, misurare l'umidità con un igrometro e segnalare per iscritto. Una segnalazione scritta prima che il danno cresca vale più di qualunque discussione dopo.
Ci sono tre casi in cui il fai da te non è la strada. Se la superficie interessata è grande, indicativamente oltre un paio di metri quadri, la quantità di spore che si smuove non è più roba da mascherina e finestra aperta. Se torna nello stesso punto dopo due trattamenti fatti bene, la causa non è quella che pensi e continuare a dipingere è buttare soldi. Se in casa c'è qualcuno con asma, allergie o difese immunitarie basse, la valutazione va fatta prima e non dopo.
Nei primi due casi serve capire l'origine, e chi lo fa è un tecnico con un termoigrometro e una termocamera, non un imbianchino. Se poi il lavoro diventa una tinteggiatura completa, i prezzi correnti li abbiamo raccolti in quanto costa imbiancare casa.
In quattro passaggi, e nell'ordine: si nebulizza un prodotto specifico senza spazzolare a secco (a secco le spore vanno in aria), si rimuove con un panno da buttare, si lascia asciugare il muro per giorni e non per ore, e solo alla fine si applica un fondo isolante e la pittura. Ma «definitivamente» dipende dalla causa: se è condensa, senza cambiare ventilazione e riscaldamento torna comunque; se è un'infiltrazione o una risalita, nessun prodotto tiene finché non si ripara il difetto.
Su una superficie liscia e impermeabile sì, per esempio sulle piastrelle della doccia. Su un intonaco poroso no: l'ipoclorito sbianca il pigmento e uccide quello che tocca in superficie, ma non penetra fino alle radici del fungo dentro il supporto. Il muro sembra pulito e la macchia riappare nel giro di poche settimane. In più la candeggina è acqua, e la stai aggiungendo a una parete che ha già un problema di umidità.
Perché quel punto è il più freddo della stanza, quindi è dove il vapore dell'aria condensa per primo. Con una stanza a 20 gradi e il 60% di umidità la condensa si forma su ogni superficie sotto i 12 gradi circa: angoli esterni, pareti a nord e muri dietro i mobili ci stanno sotto senza difficoltà. Finché quel punto resta freddo e l'aria resta umida, qualunque trattamento è temporaneo.
Lo previene, non lo risolve. I principi attivi restano nel film asciutto e impediscono al fungo di ripartire sulla superficie, ma funzionano solo su un muro già bonificato e asciutto, e non fanno niente contro un'infiltrazione o un'umidità di risalita. Applicata sopra la macchia o su un muro bagnato è una spesa che dura una stagione.
Le spore in ambienti chiusi sono un irritante respiratorio riconosciuto e possono peggiorare asma, riniti e allergie, con effetti più marcati su bambini, anziani e persone con difese immunitarie ridotte. È anche il motivo per cui non si spazzola a secco: quel gesto manda in aria in pochi secondi quello che finora stava attaccato al muro. Se in casa c'è qualcuno in quelle condizioni, conviene far valutare la situazione prima di intervenire da soli.
Sotto il 60% durante l'inverno è il riferimento pratico da tenere, misurato con un igrometro da pochi euro e non a sensazione. Sopra quella soglia, in una casa con pareti fredde, si entra nelle condizioni in cui la condensa si forma sugli angoli e sui muri esterni. Le due leve sono ventilare poco e spesso a finestre spalancate, e tenere il riscaldamento costante invece che acceso a strappi.
Foto di apertura: Shay Avidan, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Ritagliata, e distribuita con la stessa licenza.
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