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La soluzione si chiama spurgo ed è un'operazione che puoi fare da solo in pochi minuti, con l'attrezzo giusto. In questa guida ti spieghiamo come riconoscere il problema, farlo sparire nel modo corretto e capire quando invece lo spurgo non basta.
A ottobre accendi i termosifoni e scopri che non scaldano: qualcuno resta freddo in alto, qualcuno fa rumore di gorgoglio, altri si scaldano solo in basso. Nella maggior parte dei casi la colpa è dell'aria rimasta dentro l'impianto durante i mesi in cui è stato spento. La soluzione si chiama spurgo ed è un'operazione che puoi fare da solo in pochi minuti, con l'attrezzo giusto. In questa guida ti spieghiamo come riconoscere il problema, farlo sparire nel modo corretto e capire quando invece lo spurgo non basta.
Quando un termosifone non scalda, la causa più frequente è l'aria nell'impianto. Durante i mesi estivi l'acqua resta ferma, l'aria si accumula nella parte alta dei radiatori e quando riaccendi la caldaia il calore non riesce a circolare come dovrebbe. Il risultato è un radiatore freddo nella parte alta e caldo in basso, oppure un termosifone che non scalda affatto.
Ma non è l'unica causa possibile. Ecco le più comuni in ordine di frequenza:
Ci sono tre segnali chiari che indicano presenza d'aria nell'impianto:
Se noti questi segnali, prima di chiamare un tecnico vale la pena provare lo spurgo: nella maggior parte dei casi risolve da solo.
Il momento giusto per farlo è prima della prima accensione, non dopo: se aspetti di avere freddo, ti tocca spurgare a impianto caldo. Le date di accensione cambiano da zona a zona, e le trovi in quando si accende il riscaldamento.
Lo spurgo è semplice, ma va fatto nell'ordine giusto per non sporcare e non sbagliare. Ecco la procedura corretta.
Per aprire la valvola di sfiato del radiatore serve una chiave per spurgo, detta anche chiave a quattro spigoli o sfiatatoio. Costa pochi euro e si trova in ferramenta o online (per esempio su ManoMano, Leroy Merlin o Amazon). In alternativa, se la valvola ha una vite a testa piatta, basta un cacciavite.
Puoi spurgare sia a caldo che a freddo, ma a impianto spento o appena tiepido è più semplice e sicuro perché l'acqua non è in pressione e non rischi di scottarti.
Si inizia dal radiatore più vicino alla caldaia e si prosegue verso i più lontani. In questo modo l'aria viene spinta in avanti e si evita di dover ripetere l'operazione.
Posiziona una vaschetta o un panno sotto la valvola di sfiato, perché uscirà un po' d'acqua insieme all'aria.
Inserisci la chiave nella valvola e ruota lentamente in senso antiorario. Sentirai un sibilo: è l'aria che esce. Tieni aperta la valvola finché non esce un flusso costante di acqua senza più aria, poi richiudi. Ripeti su tutti i termosifoni, sempre dal più vicino al più lontano dalla caldaia.
Dopo lo spurgo la pressione dell'impianto scende perché hai fatto uscire acqua. Rimetti a pressione attorno a 1-1,5 bar usando il rubinetto di carico della caldaia se è sotto il minimo.
Questa è la domanda che tutti si fanno. La risposta pratica: meglio a freddo, o comunque con l'impianto spento da un po'. A caldo l'acqua è in pressione e più calda: lo spurgo funziona ugualmente, ma aumenti il rischio di scottature. Se l'impianto è centralizzato e non puoi spegnerlo, spurga quando i termosifoni sono tiepidi.
Alcuni radiatori, soprattutto quelli vecchi in ghisa, non hanno la classica valvola sulla sommità. In questi casi lo sfiato si fa dal tappo laterale o dall'apposito sfiato sul collettore: se non ti senti sicuro, è uno dei casi in cui conviene un tecnico.
Negli edifici con riscaldamento centralizzato puoi comunque spurgare i termosifoni del tuo appartamento, ma non puoi regolare la pressione della caldaia condominiale. Se dopo lo spurgo i termosifoni continuano a non scaldare, il problema è dell'impianto centrale e va segnalato all'amministratore.
I termosifoni in ghisa trattengono più facilmente sia aria che fango. Se spurghi e l'acqua esce scura o con particelle, dentro il radiatore c'è del fango: in quel caso serve una pulizia dell'impianto, non un semplice spurgo.
Hai spurgato tutto correttamente ma il termosifone continua a non scaldare? Ecco la scaletta da seguire.
Se il radiatore ha una valvola termostatica, assicurati che sia aperta al massimo e funzioni: se è bloccata o difettosa, il radiatore non riceve acqua calda anche senza aria.
Anche dopo il rabbocco, se la pressione resta troppo bassa (sotto 1 bar) l'acqua non raggiunge i termosifoni lontani.
Se il problema si ripresenta a ogni inizio stagione sullo stesso radiatore, il rimedio non è spurgare meglio: è sostituire la valvola di sfiato. Quale scegliere e quanto costa lo vediamo nella sezione qui sotto.
La valvola di sfiato è il pezzo da cui esce l'aria, e non sono tutte uguali. Sapere quale hai cambia sia la procedura sia la spesa.
Quando conviene cambiarla, in pratica: se la valvola gocciola anche da chiusa, se la testa è arrotondata e la chiave non fa più presa, o se l'aria torna ogni anno nello stesso radiatore. In quest'ultimo caso la valvola automatica si ripaga da sola in un paio di stagioni, perché il problema non è la valvola ma il fatto che qualcuno debba ricordarsi di spurgare.
Un avvertimento sulla misura: le valvole hanno un attacco filettato che va scelto uguale a quello che hai, di solito 1/8" o 1/2". Prima di ordinare, svita quella vecchia e guardala, oppure misurane il diametro: comprarne una della misura sbagliata è l'errore più comune di questo lavoro.
Se fai da te, la spesa è minima. Questi sono gli ordini di grandezza, letti sui listini dei negozi di bricolage:
Il confronto vero è un altro: la chiamata di un idraulico per un intervento a domicilio costa più di tutta questa lista messa insieme. Per questo lo spurgo si prova sempre prima, e si chiama il tecnico solo nei casi elencati qui sotto.
Ci sono casi in cui il fai da te non basta e la scelta giusta è chiamare un idraulico o termotecnico:
Meglio a freddo o con l'impianto tiepido. A impianto freddo l'acqua non è in pressione, quindi è più sicuro e più pulito.
Di norma basta una volta all'anno, all'inizio della stagione di riscaldamento (settembre-ottobre). Se l'aria torna spesso, potrebbe esserci una perdita.
Si parte da quello più vicino alla caldaia e si prosegue verso i più lontani.
Deve uscire un flusso costante di acqua senza aria per qualche istante. La quantità dipende da quanta aria c'era.
Se non esce né aria né acqua, probabilmente la valvola è ostruita o la pressione dell'impianto è troppo bassa. Controlla la pressione (1-1,5 bar) e rabbocca se serve.
Se continua a non scaldare, il problema non è l'aria: può essere fango, una valvola termostatica bloccata o un problema di caldaia.
Quasi sempre perché la pressione è scesa sotto il minimo. Spurgando fai uscire acqua, e molte caldaie si bloccano sotto 0,5-0,8 bar per non far girare a vuoto la pompa. Rabbocca con il rubinetto di carico fino a 1-1,5 bar a impianto freddo e riarma.
La valvola del singolo radiatore è dentro l'appartamento e la paga chi ci abita, come tutta la parte di impianto a valle del punto di consegna. Restano al condominio la caldaia centrale, le colonne montanti e il circuito comune. Nei casi dubbi decide il regolamento condominiale, quindi vale la pena leggerlo prima di discutere.
Indicazioni tecniche di carattere generale per la manutenzione ordinaria di un impianto di riscaldamento. Per interventi complessi, su impianti centralizzati o in caso di perdite, affidati sempre a un tecnico abilitato. La pressione di riferimento di un impianto domestico chiuso si aggira in genere attorno a 1-1,5 bar.
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