Quando si Accende il Riscaldamento: Date e Orari per Zona Climatica
Le date di accensione vanno dal 15 ottobre della zona E al 1° dicembre della zona A, con ore giornaliere diverse. La tabella completa e le deroghe dei sindaci.
L'accensione del riscaldamento è regolata dallo stesso DPR 74/2013 che fissa i controlli della caldaia, che fissa date diverse a seconda della zona climatica del comune e non della regione. Secondo il decreto si parte dal 15 ottobre in zona E, che comprende gran parte del nord, e si arriva al 1° dicembre in zona A, mentre la zona F non ha limitazioni.
Il quadro completo in quattro righe:
- Zona E (Milano, Torino, gran parte del nord): dal 15 ottobre al 15 aprile, 14 ore al giorno.
- Zona D (Roma e molte città del centro): dal 1° novembre al 15 aprile, 12 ore al giorno.
- Zona C (Napoli e il sud tirrenico): dal 15 novembre al 31 marzo, 10 ore al giorno.
- Zone A e B (Palermo e le isole più calde): dal 1° dicembre, con 6 e 8 ore al giorno.
Le ore vanno distribuite fra le 5:00 e le 23:00 e il sindaco può spostare le date con un'ordinanza. Sotto trovi la tabella completa e i limiti di temperatura.
Quali sono le date di accensione per ogni zona climatica?
Le date di accensione sono stabilite dal DPR 74/2013, che divide l'Italia in sei zone climatiche in base ai gradi giorno e assegna a ciascuna un periodo e un numero massimo di ore giornaliere. Secondo il decreto la zona più fredda, la F, non ha alcun limite. La tabella qui sotto è il riferimento completo.
| Zona | Gradi giorno | Periodo di accensione | Ore al giorno |
|---|---|---|---|
| A | fino a 600 | 1 dicembre - 15 marzo | 6 |
| B | da 601 a 900 | 1 dicembre - 31 marzo | 8 |
| C | da 901 a 1.400 | 15 novembre - 31 marzo | 10 |
| D | da 1.401 a 2.100 | 1 novembre - 15 aprile | 12 |
| E | da 2.101 a 3.000 | 15 ottobre - 15 aprile | 14 |
| F | oltre 3.000 | nessuna limitazione | nessun limite |
Le ore indicate sono un massimo, non un obbligo, e per gli impianti fuori dalla zona F devono essere distribuite nell'arco della giornata fra le ore 5 e le ore 23. Ad esempio in zona E le 14 ore si possono spezzare in due o tre accensioni, tipicamente la mattina presto e la sera, senza superare il totale giornaliero.
Come si scopre la zona climatica del proprio comune?
La zona climatica di un comune si legge nell'allegato A del DPR 412/1993, che assegna a ogni comune italiano una lettera e un valore di gradi giorno. Non dipende dalla latitudine né dalla regione, quindi due comuni della stessa provincia possono stare in zone diverse se cambia l'altitudine.
Il grado giorno è la somma, estesa a tutti i giorni del periodo convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive fra i 20°C convenzionali interni e la temperatura media esterna giornaliera. Più il valore è alto, più il comune è freddo.
Alcuni riferimenti utili:
- Milano è in zona E con 2.404 gradi giorno.
- Roma è in zona D con 1.415 gradi giorno.
- Napoli è in zona C.
- Palermo è in zona B.
Chi vive in un comune non compreso in questi esempi lo trova nell'elenco dell'allegato A, che è pubblico e ordinato per provincia.
Il sindaco può cambiare le date?
Il sindaco può modificare il calendario del DPR 74/2013 con un'ordinanza, ed è la ragione per cui ogni autunno le notizie locali sembrano smentire il calendario nazionale. Le amministrazioni comunali hanno tre facoltà:
- Anticipare la data di accensione, tipicamente per un'ondata di freddo in arrivo.
- Posticiparla, oppure ridurre le ore giornaliere, per contenere consumi ed emissioni.
- Intervenire su singole categorie di edifici, ad esempio le scuole.
La conseguenza pratica per chi vive in condominio è concreta. Prima di scrivere all'amministratore perché l'impianto è ancora spento il 16 ottobre conviene controllare il sito del comune, dato che l'ordinanza vale più della regola generale. Nei condomini con impianto centralizzato, inoltre, la gestione operativa passa dall'assemblea entro i limiti fissati, quindi anche una data corretta può essere applicata più tardi per ragioni interne.
Quali sono i limiti di temperatura in casa?
I limiti di temperatura fissati dal DPR 74/2013 sono due e distinguono in base alla destinazione dell'edificio, non alla zona climatica:
- 18°C con 2°C di tolleranza negli edifici adibiti ad attività industriali e artigianali.
- 20°C con 2°C di tolleranza in tutti gli altri edifici, comprese le abitazioni.
Attenzione a una confusione diffusa, perché diverse guide in circolazione attribuiscono il limite di 18°C alle zone A e B: il criterio non è geografico ma legato all'uso dell'edificio. Va ricordato inoltre che i 19°C di cui si è parlato molto erano una misura straordinaria di risparmio energetico legata a una stagione specifica, non il valore ordinario del decreto.
La tolleranza di 2°C non è un permesso di tenere 22°C tutto l'inverno: è un margine tecnico che tiene conto della difficoltà di regolare un impianto in modo uniforme fra le stanze. Ad esempio in un appartamento dove il soggiorno arriva a 21°C mentre la camera esposta a nord resta a 19°C il valore da guardare è la media ponderata degli ambienti, non il picco della stanza più calda.
Come si spende meno senza restare al freddo?
Il consumo dipende più dalla gestione dell'impianto che dalla temperatura impostata, perché ogni grado in più si paga per tutte le ore di accensione. Le leve che funzionano davvero sono poche e note:
- In primo luogo le valvole termostatiche, che spengono il radiatore nelle stanze già calde invece di scaldare tutta la casa allo stesso modo.
- Poi la programmazione oraria, che evita di scaldare una casa vuota nelle ore centrali della giornata.
- Poi lo sfiato dei radiatori a inizio stagione, perché l'aria nei termosifoni li lascia freddi nella parte alta.
- Infine la manutenzione della caldaia, che è obbligatoria secondo le scadenze del libretto di impianto e incide sul rendimento.
Chi integra il riscaldamento centrale con altre fonti trova un confronto nelle nostre guide su dove acquistare il pellet online e sulla stufa pirolitica. Per le pratiche sulla fornitura, invece, i contatti diretti sono nella guida su come parlare con un operatore Enel.
Quali sono le domande più frequenti?
Le domande che tornano ogni autunno sono cinque e riguardano quasi sempre due città, Milano e Roma, che stanno in zone climatiche diverse.
Quando si accende il riscaldamento a Milano? Milano è in zona climatica E, quindi il periodo va dal 15 ottobre al 15 aprile con un massimo di 14 ore al giorno, salvo ordinanza comunale diversa.
Quando si accende il riscaldamento a Roma? Roma è in zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, con un massimo di 12 ore al giorno.
Si può accendere il riscaldamento prima della data prevista? Sì, se il comune lo autorizza con un'ordinanza, cosa che accade quasi ogni anno in caso di freddo anticipato. Senza ordinanza il limite resta quello del decreto.
Le ore di accensione devono essere consecutive? No. Il decreto fissa un massimo giornaliero e la finestra fra le 5 e le 23, quindi le ore si possono distribuire in più accensioni durante la giornata.
Chi vive in zona F ha limiti? No, la zona F non ha limitazioni né di periodo né di ore, perché comprende i comuni più freddi d'Italia, dove il fabbisogno di riscaldamento supera i 3.000 gradi giorno.


