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Senza sbocco sopra il tetto non si installa: il DPR 412/93 riserva le cinque deroghe agli apparecchi a gas, e per la biomassa non ne esiste nessuna. Quello che si monta davvero è un condotto in acciaio inox a vista da 300-700 euro. Costi, potenze, consumi e le tre alternative che lo scarico non lo chiedono.
La stufa a pellet senza canna fumaria è una delle ricerche più fatte in Italia da ottobre a gennaio: 22.200 al mese, con punte di 49.500 a novembre. Dietro quelle ricerche c'è quasi sempre la stessa situazione: un appartamento o una villetta senza camino, un preventivo per la canna fumaria che supera i 2.000 euro, e la speranza che esista un modello che si accende e basta.
La risposta onesta è che quel modello non esiste. Una stufa a pellet brucia biomassa e produce monossido di carbonio, particolato e fuliggine: deve scaricare all'esterno, e la legge italiana dice dove. Quello che invece esiste, ed è la ragione per cui in 22.200 cercano quella frase, è un modo di scaricare senza costruire una canna fumaria in muratura. Costa fra 400 e 1.500 euro invece di 2.000 e passa, si monta in un giorno, ed è a norma.
Qui sotto c'è il testo esatto delle norme, le cinque deroghe che tutti citano e che per il pellet non valgono, quanto costa davvero l'impianto completo e le tre alternative che invece funzionano senza toccare il tetto.
Una stufa a pellet installata oggi deve avere lo sbocco dei fumi sopra il tetto. Lo impone l'articolo 5 comma 9 del DPR 412/93 per tutti gli impianti termici installati dopo il 31 agosto 2013. Le deroghe che permettono lo scarico a parete esistono, sono cinque, e il comma successivo le riserva agli apparecchi a gas: nessuna è utilizzabile da un generatore a biomassa.
Non serve però una canna fumaria in muratura. Basta un sistema di evacuazione in acciaio inox coibentato che parte dalla stufa, esce dal muro e sale in facciata fino a superare il colmo. È questo il prodotto che i venditori chiamano, impropriamente, «stufa a pellet senza canna fumaria».
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Il comma 9 dell'articolo 5 è una riga sola: «Gli impianti termici installati successivamente al 31 agosto 2013 devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione, con sbocco sopra il tetto dell'edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente».
Due parole vanno lette con attenzione. «Impianti termici» comprende le stufe a pellet: non è una norma sulle caldaie. E «sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione» è il terzo termine, quello che salva la situazione: la legge non chiede un camino in muratura, chiede uno sbocco sopra il tetto. Il tubo in acciaio che sale in facciata è un sistema di evacuazione a tutti gli effetti.
La quota di sbocco la fissa la norma tecnica: per gli apparecchi a biomassa è la UNI 10683, che chiede il superamento della zona di reflusso e prescrive distanze da falde, abbaini e finestre in base alla pendenza del tetto.
Il comma 9-bis elenca i casi in cui si può derogare allo sbocco a tetto. Sono quelli che ogni venditore cita quando spiega che «lo scarico a parete si può fare». Il punto che non viene quasi mai citato è il comma successivo, il 9-ter, che dice a quali condizioni si accede a quelle deroghe.
| Deroga | Situazione | Cosa impone il comma 9-ter | Vale per il pellet |
|---|---|---|---|
| a) | Sostituzione di un generatore individuale già installato con scarico a parete o in canna collettiva ramificata | Generatore a gas a camera stagna con rendimento superiore al DPR 59/2009 | No |
| b) | Vincoli di tutela dell'edificio, nazionali, regionali o comunali | Generatore a gas a condensazione, NOx non oltre 70 mg/kWh | No |
| c) | Impossibilità tecnica di arrivare sopra il colmo, asseverata dal progettista | Generatore a gas a condensazione, NOx non oltre 70 mg/kWh | No |
| d) | Ristrutturazione di impianti individuali in stabile plurifamiliare privo di canna a tetto | Generatore a gas a condensazione, NOx non oltre 70 mg/kWh | No |
| e) | Installazione di pompe di calore a gas o generatori ibridi compatti | Pompa di calore a gas o caldaia a gas a condensazione certificata | No |
Tutte e cinque le strade finiscono sul gas. Il comma 9-ter chiude anche con una riga che toglie ogni margine: i terminali di scarico vanno posizionati «in conformità alla vigente norma tecnica UNI 7129», che è la norma degli impianti a gas. Una stufa a pellet risponde alla UNI 10683, non alla UNI 7129.
La conseguenza pratica è netta e va detta prima di firmare un preventivo: per i generatori a biomassa non esistono deroghe allo sbocco sopra il tetto, a differenza di quelli a gas. Un installatore che monta una stufa a pellet con scarico a parete non rilascia una dichiarazione di conformità valida, e in caso di incendio o di intossicazione la responsabilità resta scoperta. La certificazione del prodotto non c'entra: dichiara la classe prestazionale dell'apparecchio, non la conformità dello scarico.
La soluzione che risolve il problema per cui la gente cerca «senza canna fumaria» è un condotto in acciaio inox a doppia parete coibentata, diametro 80 o 100 millimetri, che esce dal retro della stufa, attraversa il muro con un tratto orizzontale breve e poi sale in verticale all'esterno fino a superare il colmo del tetto.
Non tocca la muratura, non richiede opere edilizie interne, si fissa alla facciata con staffe ogni due metri e si smonta. Nella maggior parte dei casi rientra in edilizia libera come manutenzione straordinaria, ma il vincolo paesaggistico e il regolamento condominiale vanno verificati prima, non dopo.
Il materiale costa poco rispetto all'apparecchio: i tubi e i raccordi per canna fumaria partono da poco più di 20 euro per un elemento dritto e superano i 290 euro per i kit coibentati completi, nei diametri da 80, 100, 130 e 150 millimetri. Un impianto per una villetta a due piani sta fra 300 e 700 euro di soli tubi.
Tre regole decidono se la stufa tira o fuma: il tratto orizzontale non deve superare i 2 metri, le curve a 90 gradi vanno tenute sotto le tre, e il terminale in cima deve essere antivento. Chi sbaglia queste tre cose ha una stufa che si spegne in blocco alla prima giornata di tramontana.
Il conto si fa in tre voci, e la stufa è quella su cui si risparmia meno. Le stufe a pellet in commercio oggi partono da circa 600 euro per un modello base da 8 kW e superano i 2.800 euro per i canalizzati e le termostufe di fascia alta.
Ai 600-1.200 euro dell'apparecchio si aggiungono 300-700 euro di canna in acciaio e 300-600 euro di posa da un installatore abilitato con dichiarazione di conformità DM 37/08. Il totale realistico per un appartamento è 1.400-1.900 euro, per una villetta a due piani 2.000-2.500 euro. Il preventivo da 3.500 euro che gira spesso è quello con la canna fumaria in muratura, ed è esattamente la spesa che il condotto a vista evita.
La detrazione fiscale al 50% sul recupero edilizio si applica anche alla stufa e alla canna, a patto che l'apparecchio sia almeno in classe 4 stelle e che il pagamento passi da bonifico parlante.
La regola pratica è 1 kW ogni 10 metri quadri in una casa con isolamento medio e soffitti a 2,70 metri. Il consumo si calcola sul potere calorifico del pellet, 4,8 kWh per chilo, e su un rendimento dell'85%: servono circa 0,245 chili all'ora per ogni kW reso. Il prezzo usato in tabella è 7,14 euro al sacco da 15 chili, cioè 0,476 euro al chilo, la media nazionale rilevata da AIEL sul pellet certificato ENplus A1 nella stagione 2025-2026.
| Superficie | Potenza consigliata | Consumo a pieno regime | 8 ore al 60% | Spesa al giorno |
|---|---|---|---|---|
| 50 m² | 5-6 kW | 1,3 kg/h | 6,2 kg | 2,95 € |
| 80 m² | 8 kW | 2,0 kg/h | 9,6 kg | 4,57 € |
| 100 m² | 9-10 kW | 2,4 kg/h | 11,5 kg | 5,48 € |
| 150 m² | 13-14 kW | 3,3 kg/h | 15,8 kg | 7,52 € |
Su 100 metri quadri e quattro mesi di stagione la spesa in pellet è intorno ai 660 euro. È il numero da mettere accanto al costo dell'impianto per capire in quanti anni rientra: contro un metano a 1,10 euro al metro cubo il recupero arriva fra il terzo e il quinto anno, contro una pompa di calore non arriva quasi mai.
Chi vuole confrontare i prezzi del combustibile prima di decidere trova il metodo nella nostra guida ai migliori siti per acquistare pellet online, dove il prezzo si legge al chilo e non al bancale.
Se il tetto è irraggiungibile, se il condominio dice no o se il vincolo paesaggistico blocca il tubo in facciata, il pellet va accantonato. Le alternative reali sono tre, e la differenza fra loro non è il prezzo di acquisto ma il costo di ogni kWh di calore prodotto.
| Sistema | Scarico a tetto | Prezzo apparecchio | Costo al kWh di calore | Potenza tipica |
|---|---|---|---|---|
| Stufa a pellet | Obbligatorio | 599-1.199 € | 0,10 € | 6-12 kW |
| Pompa di calore | No, foro da 65 mm | 249-1.699 € | 0,09 € | 2,5-7 kW |
| Stufa elettrica | No | 349-599 € | 0,32 € | 1-2 kW |
| Camino a bioetanolo | No | 100-800 € | 0,46-0,83 € | 2-4 kW |
Il costo al kWh dell'elettrico viene dal prezzo di riferimento ARERA del terzo trimestre 2026, 31,63 centesimi al kWh tasse comprese per il cliente vulnerabile in Maggior Tutela. Quello della pompa di calore è lo stesso numero diviso per un COP di 3,5. Il bioetanolo è calcolato su 3-5 euro al litro e 6-7 kWh per litro.
È l'unica alternativa che costa meno del pellet per unità di calore e non chiede niente al tetto: serve un foro da 65 millimetri e uno spazio per l'unità esterna. Fra i condizionatori reversibili in pompa di calore i monosplit partono da circa 300 euro e si arriva oltre i 2.000 euro per i multisplit. Il difetto è che sotto zero il COP crolla e la resa cala proprio quando serve.
Non ha combustione, quindi non ha scarico: si attacca alla presa. I camini elettrici a parete o a incasso, quelli con l’effetto fiamma, costano fra 100 e 790 euro. Il problema è il triplo del costo per kWh rispetto al pellet: ha senso su una stanza singola per due ore la sera, non su 100 metri quadri.
Nessuno scarico, nessun tubo, 2-4 kW di potenza e una fiamma vera. Ma brucia alcol e produce anidride carbonica e vapore acqueo dentro la stanza, quindi vuole ricambio d'aria costante, e il combustibile costa da quattro a otto volte il pellet per la stessa quantità di calore. È un oggetto d'arredo che scalda, non un impianto di riscaldamento.
Il tubo in facciata non richiede l'assemblea se non altera il decoro architettonico in modo apprezzabile: è un uso della cosa comune ai sensi dell'articolo 1102 del codice civile. Va comunque comunicato all'amministratore, e se il regolamento contrattuale vieta le canne a vista quel divieto vale.
Il secondo fronte è l'articolo 844 del codice civile: le immissioni di fumo verso il vicino non devono superare la normale tollerabilità. Un terminale a due metri dalla finestra del piano di sopra è il modo più rapido per finire in causa, anche con un impianto perfettamente a norma.
Nel bacino padano lo sbocco a tetto non basta: conta la classe ambientale dell'apparecchio, misurata in stelle secondo il DM 186/2017. Sotto la soglia regionale l'installazione è vietata a prescindere dallo scarico.
| Regione | Stelle minime per installare | Stelle minime per usare | Eccezione |
|---|---|---|---|
| Lombardia | 4 | 3 | Unica fonte di riscaldamento |
| Veneto | 4 | 3 | Unica fonte di riscaldamento |
| Piemonte | 4 | 3, escluse le zone montane | Unica fonte fuori dalle zone montane |
| Emilia-Romagna | 4 | 3, escluso sopra i 300 metri | Unica fonte; cucine a legna escluse |
| Toscana | 4 su nuove costruzioni e ristrutturazioni | Nessun limite nei comuni salubri | Comuni critici: divieto se area metanizzata |
Le stelle sono scritte sulla certificazione ambientale dell'apparecchio e vanno lette prima dell'acquisto, non dopo. Un 3 stelle in Lombardia è invendibile come installazione nuova, e nei giorni di superamento dei limiti di polveri sottili scattano i blocchi d'uso anche sui 4 stelle.
Il catalogo dei grandi rivenditori di fai da te resta il posto dove i prezzi sono più leggibili, perché la scheda tecnica riporta potenza, rendimento, classe a stelle e diametro dello scarico nello stesso punto. Chi vuole confrontare i cataloghi trova il quadro completo nella nostra guida ai siti per comprare stufe a pellet in offerta; chi invece sta valutando un apparecchio a legna con la stessa logica può leggere dove acquistare una stufa pirolitica.
Quattro cose da verificare sulla scheda prima di ordinare: la classe ambientale in stelle, il diametro dello scarico in millimetri, la lunghezza massima del condotto dichiarata dal costruttore e la presenza del kit per la presa d'aria esterna. Se la scheda non le dichiara tutte e quattro, il preventivo dell'installatore arriverà più alto di quello che pensavate.
Esiste una stufa a pellet senza canna fumaria? No, se per canna fumaria si intende lo scarico. Sì, se si intende il camino in muratura: il condotto in acciaio a vista lo sostituisce e costa da 300 a 700 euro.
Quanto costa una stufa a pellet senza canna fumaria? Fra 1.400 e 1.900 euro tutto compreso in appartamento, fra 2.000 e 2.500 euro in una villetta a due piani.
Le stufe con filtro o abbattitore di fumi risolvono il problema? No. Un accessorio di filtrazione non crea una deroga: le deroghe stanno nel comma 9-bis e sono riservate al gas. Il filtro riduce le emissioni, non l'obbligo di sbocco a tetto.
Una mini stufa a pellet da 4 kW è esente? No, la norma non ha una soglia di potenza: vale per qualunque impianto termico installato dopo il 31 agosto 2013.
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