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Come inviare un'email anonima con tre servizi gratuiti, perché anonima non vuol dire non rintracciabile e quando conviene un alias invece.
Inviare un'email anonima significa spedire un messaggio senza che il destinatario veda il tuo indirizzo reale. Si fa da un modulo web in meno di un minuto, gratis, senza registrarsi: compili destinatario, oggetto e testo, e il servizio spedisce al posto tuo.
La cosa che quasi nessuno ti dice è che anonimo non vuol dire non rintracciabile. Quei servizi registrano l'indirizzo IP di chi scrive e lo consegnano all'autorità giudiziaria quando gliene arriva richiesta. Sono anonimi verso il destinatario, non verso chi indaga.
Qui trovi i tre servizi che funzionano, cosa rischi davvero se li usi male, e la soluzione che nella maggior parte dei casi è quella che stavi cercando senza saperlo: l'alias email.
Il procedimento è identico su tutti i servizi di questo tipo e non richiede alcun account.
Il messaggio parte dai server del servizio, non dai tuoi, quindi nell'intestazione il destinatario legge un indirizzo generico al posto del tuo. Nella versione gratuita quasi tutti aggiungono in fondo una riga che dichiara con quale strumento è stata spedita l'email.
Aspettati che finisca nello spam. Non è un difetto del singolo servizio: un messaggio spedito da un dominio che non è quello del mittente dichiarato fallisce i controlli di autenticazione SPF, DKIM e DMARC che ogni provider applica in ingresso. È esattamente la firma tecnica di un tentativo di spoofing, e i filtri sono costruiti per intercettarla.
Sono tre quelli ancora attivi e affidabili.

Anonymous Email è il più diretto dei tre: una pagina sola con i campi To, Subject e il corpo del messaggio, e un pulsante per spedire. Non chiede registrazione e nella versione gratuita firma il messaggio in calce con il proprio nome.
La versione a pagamento toglie quella firma, permette di personalizzare l'indirizzo del mittente e rimuove il limite sul numero di invii. Il servizio è su Anonymous Email.

5ymail funziona allo stesso modo ma aggiunge un campo che gli altri non hanno: From Name, cioè il nome che comparirà come mittente nella casella di chi riceve. Il resto sono Recipients Email(s) e Subject.
È il più adatto quando ti serve che il messaggio arrivi con un'intestazione leggibile invece che con una stringa casuale. Lo trovi su 5ymail.com.

Guerrilla Mail è il più completo dei tre e l'unico che fa anche il contrario: oltre a spedire, ti dà una casella temporanea per ricevere, che si autodistrugge dopo un'ora. È la funzione che serve quando devi iscriverti a qualcosa solo per scaricare un file.
Permette di allegare file fino a 150 MB, ha un'app su Google Play ed è disponibile anche in italiano. Il modulo di invio è su Guerrillamail.
È il punto che separa questa guida dalle altre. Un servizio di email anonime nasconde il tuo indirizzo al destinatario. Non ti rende invisibile.
Se qualcuno ti ha detto che con questi strumenti si scrive senza conseguenze, ti ha dato un'informazione sbagliata su cui si costruiscono guai veri.
Inviare un'email anonima non è di per sé illegale: non esiste una norma che imponga di firmare la posta elettronica. Diventa un reato per quello che scrivi dentro, e l'anonimato non attenua niente — semmai è un elemento in più a carico.
Il caso più frequente è la diffamazione. L'articolo 595 del codice penale punisce chi offende la reputazione di qualcuno comunicando con più persone, con la reclusione fino a un anno o la multa fino a 1.032 euro; se si attribuisce un fatto determinato la pena sale a due anni o 2.065 euro di multa. Quando l'offesa arriva col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità la pena diventa la reclusione da sei mesi a tre anni, o la multa non inferiore a 516 euro, ed è la cornice in cui i giudici collocano la diffamazione commessa per via telematica.
A questo si aggiungono le minacce e gli atti persecutori, dove l'invio ripetuto di messaggi è proprio la condotta che il reato descrive. Se il tuo obiettivo è "far arrivare un messaggio senza metterci la faccia" a una persona che non vuole sentirti, quello che stai preparando non è un'email anonima: è una prova.
Nella maggior parte dei casi chi cerca come inviare un'email anonima non vuole nascondersi: vuole non consegnare il proprio indirizzo vero a un negozio, a un sito di annunci o a un servizio che lo rivenderà a qualcun altro. Per quello esiste uno strumento migliore, ed è l'alias.
Un alias è un indirizzo usa e getta che inoltra tutto alla tua casella vera. Il destinatario vede solo l'alias, tu ricevi normalmente e puoi rispondere; quando comincia ad arrivare spam, spegni quell'alias e il rubinetto si chiude senza toccare la tua email principale.
A differenza dell'email anonima, l'alias passa i controlli antispam, ti fa ricevere le risposte e non ti mette in nessuna zona grigia.
No, non con questi strumenti. Nascondono il tuo indirizzo a chi riceve, ma conservano l'IP di chi ha compilato il modulo e lo forniscono su richiesta dell'autorità giudiziaria. Un livello di anonimato più alto richiederebbe altre tecniche, e chi le cerca per scrivere a una persona specifica sta quasi sempre preparando qualcosa che è meglio non fare.
Per l'uso normale — non dare il proprio indirizzo a un sito — l'alias risolve il problema meglio e senza controindicazioni.
Perché falliscono l'autenticazione del mittente. I provider verificano con SPF, DKIM e DMARC che il server che spedisce sia autorizzato a farlo per quel dominio, e un messaggio inviato da un servizio terzo a nome di qualcun altro non supera quel controllo. È lo stesso segnale che identifica lo spoofing, quindi il filtro reagisce di conseguenza.
Con i servizi di invio no: sono a senso unico, e chi risponde scrive a un indirizzo che non leggerai. Guerrilla Mail fa eccezione perché ti assegna anche una casella temporanea, ma dura poco più di un'ora.
Se ti serve una conversazione vera senza esporre il tuo indirizzo, la strada è l'alias, che inoltra le risposte alla tua casella reale.
Spedire un'email senza firmarla non è vietato. Diventa illecito per il contenuto: diffamazione, minacce, molestie e atti persecutori restano reati identici a quelli commessi in chiaro, e l'anonimato non è una scusante. Usi legittimi esistono — una segnalazione, un contatto che non vuoi ricondurre a te — ma vanno tenuti distinti dal resto.
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