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Pellet migliore: ENplus A1 scritto sul sacco con il numero di licenza, ceneri sotto lo 0,7%, umidità sotto il 10%, potere calorifico sopra 4,6 kWh al chilo. Abete o faggio, come fare la prova del bicchiere d'acqua, i prezzi di ottobre 2026 letti nei negozi, da 5,99 euro al sacco, e dove comprarlo sacco per sacco o a bancale.
Il pellet migliore è quello certificato ENplus A1 con il numero di licenza stampato sul sacco, con ceneri sotto lo 0,7%, umidità sotto il 10% e un potere calorifico di almeno 4,6 kWh al chilo. Non è una marca: lo stesso marchio può cambiare segheria da un anno all'altro, e il pellet che l'inverno scorso lasciava il braciere pulito quest'anno può intasarlo. Si giudica il sacco, non il nome.
Qui sotto trovi cosa dicono davvero i numeri sulla certificazione e quali contano, la differenza tra pellet di abete e di faggio e perché la domanda è posta male, come scegliere il pellet leggendo l'etichetta e provandolo con un bicchiere d'acqua, quanto costa il pellet a ottobre 2026 letto nei negozi e dove comprarlo sacco per sacco o a bancale.

ENplus è il sistema di certificazione europeo del pellet, basato sulla norma ISO 17225-2. Divide il pellet di legno in tre classi, A1, A2 e B, e la differenza che conta per una stufa di casa è la cenere: l'A1 ne lascia al massimo lo 0,7% del peso, l'A2 fino all'1,2%, il B fino al 2%. Un sacco da 15 chili di A1 lascia nel braciere al massimo un etto di cenere; uno di classe B ne lascia tre, e il braciere di una stufa domestica si riempie in una giornata invece che in tre.
La certificazione impone anche gli altri numeri che si leggono sul sacco: diametro 6 millimetri con una tolleranza di 1, lunghezza tra 3 e 40 millimetri, umidità sotto il 10%, potere calorifico sopra 4,6 kWh al chilo, durabilità meccanica sopra il 98%, cioè meno del 2% di pellet che si sbriciola nei trasporti, polvere sotto l'1% al riempimento del sacco, nessun additivo sopra il 2% e un punto di fusione delle ceneri sopra i 1.200 gradi, che è quello che evita le incrostazioni vetrose nel braciere.
Il dettaglio che distingue il pellet certificato da quello che dice di esserlo è il numero di licenza: il logo ENplus sul sacco deve avere accanto una sigla come IT 301 o AT 123, il codice del paese e tre cifre, che identifica il produttore o il distributore e si può cercare sul sito del consorzio. Un sacco con la scritta "A1" o "qualità A1" senza il logo e senza il numero non è certificato: la sigla è libera e la stampano tutti. Lo stesso vale per "A1 Premium" o "Super Premium", che non sono classi della norma ma parole del marketing.
Il pellet di conifera, abete e pino, ha più resina: brucia con la fiamma più alta, rende qualche punto in più di calore a parità di peso e lascia meno cenere, perché il legno di conifera ha meno minerali. Il pellet di faggio, e in generale di latifoglia, è più denso, brucia più lentamente con la fiamma più bassa e lascia un po' più di cenere, ma dura di più nel braciere e sporca meno il vetro con la fuliggine della resina. Il misto abete e faggio, che è la gran parte di quello che si trova nei negozi, sta in mezzo.
La differenza tra i due, se entrambi sono A1, è piccola e la stufa la riassorbe con la regolazione: un pellet di conifera richiede un filo meno di aria e un carico più basso, uno di faggio il contrario, e le stufe più recenti hanno un menù per il tipo di pellet. Molto più grande è la differenza tra un A1 di faggio e un non certificato di abete con la corteccia dentro: la corteccia è quella che fa la cenere e le incrostazioni, e un pellet scuro e opaco contiene corteccia qualunque sia l'albero.
La regola pratica: chi pulisce il braciere ogni giorno e vuole il calore più alto sceglie la conifera; chi vuole svuotare il cassetto della cenere una volta a settimana e tenere la stufa al minimo per molte ore sceglie il faggio o il misto. Nessuno dei due è il pellet migliore per la stufa in assoluto: lo è quello che la stufa, regolata per quel pellet, brucia senza lasciare incombusti.
Prima di tutto si guarda il sacco chiuso: deve avere il logo ENplus con il numero di licenza, la classe, il produttore con l'indirizzo e la tabella con umidità, ceneri, potere calorifico e durabilità. Poi si guarda dentro, attraverso la plastica trasparente: il pellet buono è chiaro, lucido in superficie, con i cilindri tutti della stessa lunghezza, e in fondo al sacco c'è poca polvere. La superficie lucida vuol dire che la pressa ha scaldato abbastanza da fondere la lignina del legno, che è il collante naturale; un pellet opaco e ruvido si sbriciola in mano.
Il colore da solo dice meno di quanto si creda. Un pellet più scuro può essere di faggio, che è bruno per natura, oppure di abete con la corteccia o con legno vecchio dentro, che è il problema. Si distinguono dalla cenere: il faggio chiaro è buono, l'abete scuro è sospetto. Il pellet grigio, con le venature verdastre o con l'odore di colla, può contenere scarti di falegnameria, truciolato o legno trattato: non va bruciato in casa, e la certificazione serve proprio a escluderlo.
La prova del bicchiere d'acqua si fa a casa in cinque minuti: una manciata di pellet in un bicchiere pieno. Il pellet ben pressato va a fondo e si scioglie piano, in uno o due minuti, tornando segatura fine che si deposita; quello pressato male galleggia o resta intero per ore, e quello con la colla lascia l'acqua torbida e con la schiuma. Se nel bicchiere restano pezzi di corteccia o schegge, quelli sono la cenere che si troverà nel braciere.
L'ultima prova è la stufa stessa. Un sacco di prova, prima del bancale: dopo tre giorni si guarda il braciere, che deve avere cenere chiara, fine e poca, senza grumi vetrificati, e il vetro, che deve sporcarsi di un velo grigio e non di una patina nera. Un pellet che lascia il braciere pieno di incombusti in una stufa che con il sacco precedente andava bene è cambiato lui, non la stufa.
I prezzi qui sotto sono quelli letti il 3 ottobre 2026 nel reparto pellet di Leroy Merlin, prima della stagione: a novembre e dicembre, quando la domanda sale, il sacco costa in genere di più ed è il motivo per cui chi ha spazio compra il bancale a settembre o ottobre. Tutti i pellet in tabella sono ENplus A1 in sacchi da 15 chili.
| Pellet | Legno | Prezzo | Al chilo | Note |
|---|---|---|---|---|
| Bio Holz Premium Verde, sacco 15 kg | abete e faggio | 5,99 € | 0,40 € | 432 recensioni, il meno caro del reparto |
| Bio Focus, sacco 15 kg | abete e pino | 7,89 € | 0,53 € | solo conifera, 57 recensioni |
| Bianco Holz, sacco 15 kg | abete e pino | 7,89 € | 0,53 € | 438 recensioni |
| Schuster, sacco 15 kg | abete | 8,99 € | 0,60 € | 784 recensioni, il più recensito |
| Bancale Bio Holz Premium Verde, 72 sacchi (1.080 kg) | abete e faggio | 431,28 € | 0,40 € | stesso prezzo al sacco del dettaglio |
Il bancale conviene quando costa meno al sacco, e in questo caso non è così: 431,28 euro per 72 sacchi fanno 5,99 l'uno, come al dettaglio. Conviene lo stesso per un altro motivo: il prezzo è bloccato a ottobre, mentre il sacco comprato a gennaio in un inverno freddo si paga di più. Il bancale Bio Focus, 84 sacchi per 1.260 chili, costa 662,76 euro, 7,89 al sacco, anche questo uguale al dettaglio.
Per capire quanti sacchi servono in una stagione si parte dal consumo della stufa, che per una ventilata da 8-10 kW sta tra 1 e 2 chili l'ora a seconda della potenza impostata: con cinque ore al giorno di media per cinque mesi si va da 750 a 1.500 chili, cioè da 50 a 100 sacchi, un bancale. I conti con la potenza e le ore sono nell'articolo su quanto consuma una stufa a pellet: a 0,40 euro al chilo la stagione costa 300-600 euro di pellet, a 0,60 da 450 a 900.
Il primo è conservarlo male. Il pellet assorbe l'umidità dall'aria e dal pavimento: un sacco sul pavimento del garage, o un bancale lasciato con il telo rotto sotto la pioggia, in un mese passa dall'8 al 15% di umidità, gonfia, si sbriciola e brucia male. Si tiene al coperto, sollevato da terra sul suo bancale di legno, lontano dal muro esterno, e i sacchi aperti si chiudono con una molletta e si finiscono in pochi giorni.
Il secondo è non regolare la stufa quando si cambia pellet. Ogni pellet ha la sua densità e la sua resa, e la coclea carica a volume, non a peso: un pellet più denso porta più legno nel braciere con lo stesso giro e, senza correggere l'aria, lascia incombusti. Dopo il primo sacco di un pellet nuovo si guarda la fiamma, che deve essere viva e gialla con la punta chiara, non rossa e pigra, e si tocca la regolazione del carico.
Il terzo è comprare a occhi chiusi il bancale più economico trovato online. Un prezzo di 3,50 euro al sacco per un pellet "A1" senza numero di licenza, da un venditore senza indirizzo, è quasi sempre un pellet che non è A1. Tra 5 e 9 euro al sacco, nei negozi con un reparto pellet, si compra quello che c'è scritto. Chi vuole provare a farselo in casa con una pressa trova i conti, e il motivo per cui raramente conviene, nell'articolo su come realizzare il pellet fai da te.
Le classifiche delle marche di pellet durano una stagione, perché il pellet è un prodotto agricolo: lo stesso marchio cambia fornitore di segatura, cambia segheria, e il lotto di quest'anno non è quello dell'anno scorso. Le marche con il nome storico, austriache, tedesche o del Trentino, hanno in genere una filiera controllata e lotti costanti, e il numero di licenza ENplus è lo stesso da anni: è un punto a favore, non una garanzia.
Il metodo che funziona è un altro: un sacco di prova di due o tre pellet A1 diversi, tutti dallo stesso negozio, bruciati nella propria stufa in tre giorni ciascuno, con il braciere pulito all'inizio di ogni prova. Si confrontano la cenere, il vetro e la fiamma, e si compra il bancale di quello che è andato meglio. Costa 20 euro e tre settimane, e vale più di qualunque classifica.
Il pellet si compra in tre posti: nei negozi di bricolage, che hanno il reparto con i prezzi al sacco e il bancale su ordinazione; nei rivenditori di combustibili di zona, che consegnano il bancale a casa e sono spesso i più economici per chi vive in campagna; e online, dove conviene solo a bancale perché la spedizione di un sacco da 15 chili costa quanto il sacco. I negozi online con la consegna del bancale sono confrontati nell'articolo sui migliori siti per acquistare pellet online, e per chi deve ancora comprare la stufa c'è quello sui siti per comprare stufe a pellet in offerta.
Leroy Merlin: il reparto pellet con 37 proposte, tutte ENplus A1, dal sacco da 15 chili da 5,99 euro ai bancali da 990 a 1.260 chili, con il ritiro in negozio del sacco e la consegna a casa del bancale da verificare per CAP. È il posto per la prova con i sacchi singoli prima dell'ordine grosso.
ManoMano: il reparto pellet con 113 prodotti, quasi tutti venduti da rivenditori terzi in lotti da 150, 300 e 600 chili con la consegna a casa compresa, oltre ai contenitori portapellet da interno. Si guardano il numero di licenza nelle foto del sacco e le recensioni del venditore, non solo il prezzo al chilo.
Non esiste una marca migliore che valga per tutte le stufe e tutti gli anni. Il pellet migliore è un ENplus A1 con il numero di licenza sul sacco, lucido, con poca polvere, che nella propria stufa lascia cenere chiara e poca. Si trova con un sacco di prova di due o tre marche, non con una classifica.
L'abete rende un po' più calore e fa meno cenere, il faggio brucia più a lungo e sporca meno il vetro. Se sono tutti e due A1 la differenza è piccola e la stufa la compensa con la regolazione; molto più grande è la differenza tra un A1 qualsiasi e un pellet con la corteccia dentro, che è quello che incrosta il braciere.
Dal sacco: logo ENplus con il numero di licenza, tabella con ceneri sotto lo 0,7% e umidità sotto il 10%, pellet chiaro e lucido, poca polvere sul fondo. Dal bicchiere d'acqua: quello buono affonda e si scioglie in uno o due minuti senza torbidità. Dalla stufa: cenere fine e chiara, niente grumi vetrificati, vetro con un velo grigio e non nero.
Nei negozi di bricolage, il 3 ottobre 2026, tra 5,99 e 8,99 euro per un ENplus A1, cioè da 40 a 60 centesimi al chilo. A bancale il prezzo al sacco in questo momento è lo stesso del dettaglio, ma resta bloccato prima della stagione, quando il sacco singolo tende a salire.
Non per forza: il faggio è bruno per natura ed è un buon pellet. Il pellet scuro sospetto è quello di conifera con la corteccia dentro, opaco e con molta polvere, che fa cenere e incrostazioni. Si distinguono dalla tabella sul sacco, che per l'A1 garantisce ceneri sotto lo 0,7% qualunque sia il colore.
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