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Cosa significa S3 in una scarpa antinfortunistica, in cosa differisce da S1P e S2, e perché dal 2022 le sigle SRA, SRB e SRC non esistono più.
S3 è la sigla di una scarpa antinfortunistica che, oltre al puntale, ha la suola resistente alla perforazione, la tomaia idrorepellente e il battistrada con rilievi. È il livello richiesto in edilizia e in tutti i lavori all'aperto, ed è il più diffuso in Italia.
Le sigle non sono gradi di qualità: secondo la norma europea EN ISO 20345:2022 sono prove superate, e si costruiscono per somma. Ogni livello contiene tutto quello del precedente e aggiunge una protezione. Per esempio una S3 non è "una scarpa migliore" di una S1, è una scarpa che protegge anche dalla perforazione della suola.
Due cose cambiano rispetto a quello che si legge sulla maggior parte delle schede prodotto ancora in circolazione, e dipendono dalla revisione della norma del 2022:
Una calzatura S3 è una scarpa di sicurezza che ha superato le prove di S2 e in più quella di resistenza alla perforazione della suola, con battistrada dotato di rilievi.
Tradotto in cosa protegge davvero:
La differenza pratica sta nell'ultimo punto: un chiodo su un cantiere passa attraverso una suola S1 o S2 e si ferma su una S3.
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La differenza è quale prova ciascuna aggiunge a quella prima. Secondo la EN ISO 20345:2022, per le calzature di classe I, quelle in pelle o tessuto, lo schema è questo.
| Sigla | Che cosa aggiunge | Ambiente tipico |
|---|---|---|
| SB | solo il puntale da 200 joule | uso occasionale |
| S1 | tallone chiuso, antistatica, assorbimento di energia | interni asciutti |
| S1P | resistenza alla perforazione | officine, magazzini |
| S2 | tomaia idrorepellente | interni umidi, lavaggi |
| S3 | perforazione più suola con rilievi | edilizia, esterni |
| S6 | S2 con impermeabilità di tutta la calzatura | esterni bagnati |
| S7 | S3 con impermeabilità di tutta la calzatura | cantiere sotto la pioggia |
S1P e S3 proteggono entrambe dalla perforazione, ed è la confusione più comune. La differenza è la tomaia: S1P non è idrorepellente, S3 sì. In un magazzino asciutto una S1P fa lo stesso lavoro di una S3 e costa meno.
S4 e S5 non sono un livello superiore a S3. Appartengono alla classe II, cioè gli stivali interamente in gomma o in materiale polimerico, e non alle scarpe basse. Confrontare una S5 con una S3 è confrontare due categorie diverse di calzatura.
Le tre sigle sono state eliminate dalla EN ISO 20345:2022 perché la resistenza allo scivolamento è diventata un requisito di base di ogni calzatura di sicurezza, invece che una certificazione aggiuntiva da dichiarare a parte.
Prima del 2022 le tre lettere indicavano su quale superficie la suola era stata provata: SRA su ceramica bagnata con detergente, SRB su acciaio con glicerina, SRC su entrambe. Oggi la prova base è obbligatoria per tutti, e le marcature aggiuntive riguardano casi specifici.
Attenzione a cosa se ne deduce quando si compra. Molte schede prodotto riportano ancora SRC, per due motivi diversi e vale la pena distinguerli:
Nessuno dei due casi rende la scarpa pericolosa. Ma una S3 certificata 2022 e una S3 certificata 2011 non hanno superato esattamente le stesse prove, e se il datore di lavoro deve documentare la conformità la differenza conta.
Una S3 serve dove il rischio di perforazione dal basso si somma all'umidità: cantieri, edilizia, lavori stradali, demolizioni, giardinaggio professionale, agricoltura. Sono gli ambienti in cui per terra ci sono chiodi o schegge e allo stesso tempo acqua o fango.
È sprecata dove il pavimento è pulito e asciutto e il rischio vero è la caduta di un oggetto sul piede. In un magazzino, in una cucina professionale o in un reparto di produzione al chiuso la scelta corretta è più spesso S1P o S2, e la S3 aggiunge peso e rigidità senza aggiungere protezione utile.
Il criterio non è prendere la sigla più alta. Secondo l'impianto del decreto legislativo 81/2008 il dispositivo si sceglie a partire dalla valutazione dei rischi di quella lavorazione, non dal livello massimo disponibile a catalogo.
C'è anche una ragione pratica, e la conoscono i responsabili della sicurezza: una scarpa più protettiva del necessario è più pesante e più rigida, e una calzatura scomoda finisce slacciata o sostituita di nascosto con una da ginnastica. Il livello giusto è quello che copre il rischio reale e che chi lavora tiene ai piedi per otto ore.
Le scarpe antinfortunistiche le paga il datore di lavoro. Secondo il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (decreto legislativo 81/2008), i dispositivi di protezione individuale sono a carico dell'azienda, che ha l'obbligo di fornirli, di mantenerli in stato di efficienza, di sostituirli quando sono usurati e di verificare che vengano effettivamente usati.
Il lavoratore non deve acquistarli e non è tenuto a chiedere un rimborso. Ha però due obblighi propri: usarli e segnalarne il deterioramento. Una scarpa consegnata e lasciata nell'armadietto non protegge nessuno, e la responsabilità di quel passaggio non è solo dell'azienda.
Due situazioni fanno eccezione, e conviene distinguerle:
Su una calzatura di sicurezza il negozio conta meno di una cosa sola: che la sigla completa sia scritta sull'etichetta interna della scarpa, non solo nel titolo dell'annuncio. Una S3 vera riporta la norma (EN ISO 20345), l'anno della revisione e la sigla per esteso. Se quella riga non c'è, o se sull'annuncio compaiono ancora SRA, SRB o SRC come se fossero certificazioni attuali, la scheda è stata scritta prima del 2022 e va guardata con più attenzione.
Lineonline è il negozio più specializzato fra quelli italiani: vende solo antinfortunistica e abbigliamento da lavoro, e ha in catalogo i marchi che in cantiere si vedono davvero, cioè U-Power, Diadora Utility, Cofra, Base e Foxcot. Il vantaggio pratico è che i filtri sono per sigla e non per colore, quindi si arriva alla S3 senza passare per venti modelli che non lo sono: si parte dal reparto scarpe antinfortunistiche di Lineonline.
Amazon ha il catalogo più largo e il reso più rapido, che su una scarpa da tenere addosso otto ore conta parecchio: si può ordinare mezzo numero in più e in meno e rimandare indietro quello sbagliato. Il limite è l'opposto della specializzazione: sotto il pulsante c'è spesso un venditore terzo, e le sigle negli annunci sono scritte da chi vende, non da chi certifica. È il posto dove il controllo sull'etichetta descritto qui sopra va fatto davvero, alla consegna: scarpe antinfortunistiche S3 su Amazon.
Le domande ricorrenti su una calzatura S3 sono quattro, e riguardano tutte la differenza fra quello che la sigla promette e quello che la scarpa fa davvero.
No. La tomaia S3 è idrorepellente, non impermeabile: regge la pioggia e le pozzanghere per un tempo limitato. La calzatura impermeabile su tutto è S7, introdotta nel 2022.
Se il pavimento è asciutto, S1P: protegge dalla perforazione allo stesso modo e costa meno. Se c'è acqua, fango o si lavora all'aperto, S3.
No. La certificazione EN ISO 20345:2011 resta valida per i prodotti già sul mercato e le scarpe continuano a proteggere. La sigla è superata, la calzatura no.
Dipende dall'uso, non dal prezzo. Il segnale da guardare è il battistrada consumato e il puntale che si intravede: da lì la scarpa non è più conforme e va sostituita, anche se sembra intera.
Per la scelta del modello e i prezzi dei diversi produttori c'è la nostra pagina sulle migliori scarpe antinfortunistiche, e per il resto della dotazione quella su dove comprare abbigliamento da lavoro.
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