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Attrezzatura da Lavoro

Scarpe Antinfortunistiche S3: Cosa Significa la Sigla e Quando Serve

Cosa significa S3 in una scarpa antinfortunistica, in cosa differisce da S1P e S2, e perché dal 2022 le sigle SRA, SRB e SRC non esistono più.

Tobia Borrata
Tobia Borrata
Aggiornato il 6 settembre 2026 7 min 6 letture

S3 è la sigla di una scarpa antinfortunistica che, oltre al puntale, ha la suola resistente alla perforazione, la tomaia idrorepellente e il battistrada con rilievi. È il livello richiesto in edilizia e in tutti i lavori all'aperto, ed è il più diffuso in Italia.

Le sigle non sono gradi di qualità: secondo la norma europea EN ISO 20345:2022 sono prove superate, e si costruiscono per somma. Ogni livello contiene tutto quello del precedente e aggiunge una protezione. Per esempio una S3 non è "una scarpa migliore" di una S1, è una scarpa che protegge anche dalla perforazione della suola.

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Due cose cambiano rispetto a quello che si legge sulla maggior parte delle schede prodotto ancora in circolazione, e dipendono dalla revisione della norma del 2022:

  • Sono nate S6 e S7, che aggiungono l'impermeabilità di tutta la calzatura.
  • Sono sparite SRA, SRB e SRC, le sigle sulla resistenza allo scivolamento.

Cosa significa S3 in una scarpa antinfortunistica?

Una calzatura S3 è una scarpa di sicurezza che ha superato le prove di S2 e in più quella di resistenza alla perforazione della suola, con battistrada dotato di rilievi.

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Tradotto in cosa protegge davvero:

  • Puntale resistente a 200 joule, ereditato da SB. È il requisito di base di ogni calzatura di sicurezza.
  • Zona del tallone chiusa, proprietà antistatiche e assorbimento di energia nel tallone, ereditati da S1.
  • Tomaia idrorepellente, ereditata da S2. Resiste all'acqua, ma non è impermeabile.
  • Resistenza alla perforazione della suola, che è ciò che distingue S3 e serve dove per terra ci sono chiodi, viti o schegge.
  • Battistrada con rilievi, cioè una suola scolpita e non liscia.

La differenza pratica sta nell'ultimo punto: un chiodo su un cantiere passa attraverso una suola S1 o S2 e si ferma su una S3.

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Qual è la differenza fra S1, S1P, S2 e S3?

La differenza è quale prova ciascuna aggiunge a quella prima. Secondo la EN ISO 20345:2022, per le calzature di classe I, quelle in pelle o tessuto, lo schema è questo.

Sigla Che cosa aggiunge Ambiente tipico
SB solo il puntale da 200 joule uso occasionale
S1 tallone chiuso, antistatica, assorbimento di energia interni asciutti
S1P resistenza alla perforazione officine, magazzini
S2 tomaia idrorepellente interni umidi, lavaggi
S3 perforazione più suola con rilievi edilizia, esterni
S6 S2 con impermeabilità di tutta la calzatura esterni bagnati
S7 S3 con impermeabilità di tutta la calzatura cantiere sotto la pioggia

S1P e S3 proteggono entrambe dalla perforazione, ed è la confusione più comune. La differenza è la tomaia: S1P non è idrorepellente, S3 sì. In un magazzino asciutto una S1P fa lo stesso lavoro di una S3 e costa meno.

S4 e S5 non sono un livello superiore a S3. Appartengono alla classe II, cioè gli stivali interamente in gomma o in materiale polimerico, e non alle scarpe basse. Confrontare una S5 con una S3 è confrontare due categorie diverse di calzatura.

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Perché SRA, SRB e SRC non esistono più?

Le tre sigle sono state eliminate dalla EN ISO 20345:2022 perché la resistenza allo scivolamento è diventata un requisito di base di ogni calzatura di sicurezza, invece che una certificazione aggiuntiva da dichiarare a parte.

Prima del 2022 le tre lettere indicavano su quale superficie la suola era stata provata: SRA su ceramica bagnata con detergente, SRB su acciaio con glicerina, SRC su entrambe. Oggi la prova base è obbligatoria per tutti, e le marcature aggiuntive riguardano casi specifici.

Attenzione a cosa se ne deduce quando si compra. Molte schede prodotto riportano ancora SRC, per due motivi diversi e vale la pena distinguerli:

  • Il modello è certificato secondo la norma precedente, la EN ISO 20345:2011, che resta valida per i prodotti già immessi sul mercato.
  • Oppure la scheda non è stata aggiornata, e la sigla è rimasta lì come argomento di vendita.

Nessuno dei due casi rende la scarpa pericolosa. Ma una S3 certificata 2022 e una S3 certificata 2011 non hanno superato esattamente le stesse prove, e se il datore di lavoro deve documentare la conformità la differenza conta.

Quando serve una S3 e quando è sprecata?

Una S3 serve dove il rischio di perforazione dal basso si somma all'umidità: cantieri, edilizia, lavori stradali, demolizioni, giardinaggio professionale, agricoltura. Sono gli ambienti in cui per terra ci sono chiodi o schegge e allo stesso tempo acqua o fango.

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È sprecata dove il pavimento è pulito e asciutto e il rischio vero è la caduta di un oggetto sul piede. In un magazzino, in una cucina professionale o in un reparto di produzione al chiuso la scelta corretta è più spesso S1P o S2, e la S3 aggiunge peso e rigidità senza aggiungere protezione utile.

Il criterio non è prendere la sigla più alta. Secondo l'impianto del decreto legislativo 81/2008 il dispositivo si sceglie a partire dalla valutazione dei rischi di quella lavorazione, non dal livello massimo disponibile a catalogo.

C'è anche una ragione pratica, e la conoscono i responsabili della sicurezza: una scarpa più protettiva del necessario è più pesante e più rigida, e una calzatura scomoda finisce slacciata o sostituita di nascosto con una da ginnastica. Il livello giusto è quello che copre il rischio reale e che chi lavora tiene ai piedi per otto ore.

Chi paga le scarpe antinfortunistiche?

Le scarpe antinfortunistiche le paga il datore di lavoro. Secondo il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (decreto legislativo 81/2008), i dispositivi di protezione individuale sono a carico dell'azienda, che ha l'obbligo di fornirli, di mantenerli in stato di efficienza, di sostituirli quando sono usurati e di verificare che vengano effettivamente usati.

Il lavoratore non deve acquistarli e non è tenuto a chiedere un rimborso. Ha però due obblighi propri: usarli e segnalarne il deterioramento. Una scarpa consegnata e lasciata nell'armadietto non protegge nessuno, e la responsabilità di quel passaggio non è solo dell'azienda.

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Due situazioni fanno eccezione, e conviene distinguerle:

  • Il lavoratore autonomo è datore di lavoro di se stesso, quindi provvede da sé e la spesa rientra fra i costi dell'attività.
  • Le calzature scelte per comodità personale oltre quanto la valutazione dei rischi richiede restano a carico di chi le vuole: l'azienda deve fornire il livello di protezione adeguato, non il modello preferito.

Dove si comprano, e cosa guardare sull'etichetta

Su una calzatura di sicurezza il negozio conta meno di una cosa sola: che la sigla completa sia scritta sull'etichetta interna della scarpa, non solo nel titolo dell'annuncio. Una S3 vera riporta la norma (EN ISO 20345), l'anno della revisione e la sigla per esteso. Se quella riga non c'è, o se sull'annuncio compaiono ancora SRA, SRB o SRC come se fossero certificazioni attuali, la scheda è stata scritta prima del 2022 e va guardata con più attenzione.

Lineonline è il negozio più specializzato fra quelli italiani: vende solo antinfortunistica e abbigliamento da lavoro, e ha in catalogo i marchi che in cantiere si vedono davvero, cioè U-Power, Diadora Utility, Cofra, Base e Foxcot. Il vantaggio pratico è che i filtri sono per sigla e non per colore, quindi si arriva alla S3 senza passare per venti modelli che non lo sono: si parte dal reparto scarpe antinfortunistiche di Lineonline.

Amazon ha il catalogo più largo e il reso più rapido, che su una scarpa da tenere addosso otto ore conta parecchio: si può ordinare mezzo numero in più e in meno e rimandare indietro quello sbagliato. Il limite è l'opposto della specializzazione: sotto il pulsante c'è spesso un venditore terzo, e le sigle negli annunci sono scritte da chi vende, non da chi certifica. È il posto dove il controllo sull'etichetta descritto qui sopra va fatto davvero, alla consegna: scarpe antinfortunistiche S3 su Amazon.

Quali sono le domande che si fanno prima di comprare?

Le domande ricorrenti su una calzatura S3 sono quattro, e riguardano tutte la differenza fra quello che la sigla promette e quello che la scarpa fa davvero.

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Una S3 è impermeabile?

No. La tomaia S3 è idrorepellente, non impermeabile: regge la pioggia e le pozzanghere per un tempo limitato. La calzatura impermeabile su tutto è S7, introdotta nel 2022.

S1P o S3, quale conviene?

Se il pavimento è asciutto, S1P: protegge dalla perforazione allo stesso modo e costa meno. Se c'è acqua, fango o si lavora all'aperto, S3.

Le vecchie scarpe SRC vanno buttate?

No. La certificazione EN ISO 20345:2011 resta valida per i prodotti già sul mercato e le scarpe continuano a proteggere. La sigla è superata, la calzatura no.

Quanto durano?

Dipende dall'uso, non dal prezzo. Il segnale da guardare è il battistrada consumato e il puntale che si intravede: da lì la scarpa non è più conforme e va sostituita, anche se sembra intera.

Per la scelta del modello e i prezzi dei diversi produttori c'è la nostra pagina sulle migliori scarpe antinfortunistiche, e per il resto della dotazione quella su dove comprare abbigliamento da lavoro.

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